ROMA II turismo italiano ha incontrato molte difficoltà, quest'anno. L'estate sta per finire e gli operatori si interrogano sulla riuscita delle politiche regionali per la promozione del settore e tornano a invocare una maggiore presenza dello Stato, che di fatto con la modifica del Titolo V della Costituzione e la scomparsa del ministero del Turismo con il referendum del 1993 non ha più funzioni e compiti in materia. Come ha ricordato Costanze Jannotti Pecci, presidente di Federturismo ieri: «Quando, esattamente un anno fa, dissi che occorreva riflettere sul trasferimento di competenze avvenuto dallo Stato alle Regioni, il mio intervento fu accolto molto male. Ora, finalmente aggiunge il dibattito sta perdendo il manicheismo che finora lo ha contraddistinto. Ci si rende conto che il turismo è un bene troppo prezioso per scontri di tipo politico e ideologico». «Il marchio Italia ha aggiunto Giuseppe Boscoscuro, presidente di Astoi, associazione di tour operatur non va penalizzato, come inevitabilmente tendono a fare le politiche regionali. C'è troppa frammentazione, con spreco di energie e di risorse. Così mentre Fenit, l'Ente nazionale del turismo, ha un budget irrisorio, che serve quasi solo a pagare gli stipendi, sommando quanto spendono le Regioni in materia di promozione turistica si arriva a 200 milioni di euro, una cifra consistente, che però viene spesa senza alcun coordinamento». Il presidente della Fiavet, Antonio Tozzi, ha sottolineato che «da quando è stato modificato il Titolo V della Costituzione e il turismo è divenuto materia di competenza statale, il settore fa un passo avanti e uno indietro. Non è possibile, per fare solo un esempio, che la classificazione degli alberghi sia affidata alle Regioni». «La verità ha aggiunto è che non abbiamo più un interlocutore reale; non esiste più nemmeno un sottosegretario con delega al Turismo. Se lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo, ha sottolineato il problema, appare chiaro che non si può andare avanti così. L'Italia non può continuare a presentarsi spezzettata, ci vuole un coordinamento, che deve essere centralizzato». Nel dibattito è intervenuto ieri anche Nicola Bono, sottosegretario di Stato per i Beni e le attività culturali con delega per il turismo culturale: «Da questi anni di decentramento delle politiche turistiche è emerso un bilancio deficitario, che vede gran parte delle potenzialità del nostro Paese inespresse e soprattutto mal coordinate».