Accanto alla Centrale. «Un gioiello dimenticato» Tra lo Splendido e il Gatto Verde, è finita così. Schiacciata, chiusa con un catenaccio, scarabocchiata, sfruttata dai senzatetto. I palazzoni alle spalle, a sinistra l'albergo e a destra un night in ristrutturazione, muratori, polvere e indifferenza. È finita così, in viale Andrea Doria, la cascina Pozzobonelli. Ed è il peggio che possa capitare a un edificio nato per dare «fama e rinomanza» alla città ducale del Rinascimento. Ieri e oggi La Cascina negli anni Trenta. Sotto, la dimora in viale Doria Un lettore del Corriere, Giacomo Campanella, ha ritrovato il vetrino di una fotocamera a cassetta e dal negativo è uscita una foto in bianco e nero. Milano, anni Trenta: la Stazione Centrale è stata appena costruita, intorno è tutta campagna e nei prati si distinguono gli «avanzi» della dimora Pozzobonelli. Splendida. «Magari qualcuno ricorderà la chiesetta s'interroga Campanella o ne conoscerà la storia». È una storia di bellezza e demolizioni, scoperte e abbandono. Un romanzo verità: denuncia la distrazione di Milano di fronte ai suoi tesori. «Per scampare a un nubifragio, Luca Beltrami si riparò sotto il porticato...». Erano gli anni Ottanta dell'Ottocento, Beltrami era l'architetto incaricato di ricostruire il Castello. È Claudio Salsi, il direttore dello Sforzesco, a riassumere i fatti: «Il muro si sbriciolava e così, casualmente, si accorse che l'intonaco copriva un graffito quattrocentesco. Fu una delle fonti che utilizzò per riprodurre la Torre del Filarete». Prima certezza: la cascina è un reperto del Rinascimento. Era la Milano di Ludovico il Moro. E di Leonardo, Bramante e Cristoforo Solari. Il nobiluomo Gian Giacomo Pozzobonelli riadattò (forse) un convento per farne la casa delle vacanze. Alla villa, nel 1498, vennero aggiunti il porticato a dieci arcate e l'oratorio col tamburo ottagonale. È opera del Bramante? Qualche studioso, in passato, l'ha attribuita al maestro di Urbino (ma potrebbe esserci solo la mano di un allievo). La cascina Pozzobonelli si trova in viale Andrea Doria, appena s'imbocca la strada, sulla destra. O meglio: ciò che ne resta. La villa non rientrava nel Piano regolatore del 1898, era di troppo, e in parte fu abbattuta, assieme a un pezzo di portico. Il Novecento, dopo il danno, ha visto una rincorsa: l'edificio venne restaurato nel 1907, poi nel 1956 e infine nel 1982. Da allora, sono solo polemiche. La cascina è di proprietà del Demanio: il Comune ha messo un lucchetto e ogni tanto manda gli spazzini e i giardinieri. Nient'altro. La Soprintendenza ai Beni architettonici se l'è presa più volte con l'Amsa: «Lava le superfici con i getti d'acqua, rovina i disegni geometrici e floreali, i santi e i profeti. Molte figure sono ormai irriconoscibili». Legambiente e i City Angels volevano «adottare» l'edificio: sono stati inascoltati o respinti. Lo Splendido, ancora ieri, ribadiva l'offerta: «Siamo disponibili a prendere la cascina in gestione. Potrebbe diventare un'attrazione turistica, un punto di rilancio». Negli anni s'è proposto di utilizzare la struttura per info point, mostre, retrospettive: chiacchiere. E il progetto per l'illuminazione scenografica? Preparato, finanziato, annunciato. Dimenticato. Nel giardino sono spuntate le margherite, l'acero è in salute, tiene bene, e le magnolie sono splendide. Qualcuno vuole coltivare la nuova primavera della Cascina Pozzobonelli? Oppure segnalare altri «gioielli dimenticati» da Milano, prima che siano perduti?