Il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani, il cui settore è stato ampiamente toccato dalla recente manovra correttiva impostata dal Governo per far rientrare il deficit italiano sotto il 3, ha lanciato in un'intervista al Corriere della Sera un ragionevole allarme (anche in vista della prossima Finanziaria) sugli effetti che i tagli radicali avranno su un settore come quello dei Beni culturali. Anche le difficoltà registrate dal settore turistico in questi mesi dimostrano come siano improvvidi i provvedimenti che portino a tornare indietro dalla politica degli orari allugati dei musei e da altre scelte analoghe, caratteristiche dell'iniziativa di Urbani in questi tre anni di governo. La possibilità che si riduca l'accesso degli Uffizi di Firenze, come paventa il ministro, è una j altura. Ma anche strutture meno affascinanti della galleria fiorentina, sono fondamentali per aiutare il turismo e la crescita culturale. I Beni culturali costituiscono un patrimonio primario da tutelare con rigore. Ma anche la sfida che l'Italia deve affrontare nei prossimi mesi (tagliare la spesa pubblica in modo da liberare risorse per investimenti, e consumi, che diano una scossa allo sviluppo economico) è ugualmente ineludibile. La riflessione quindi sugli impegni sul bilancio dello Stato non può concentrarsi solo sulle priorità ideali. Anche perché su questo terreno è difficile sostenere che scuola, ricerca, sanità, difesa, sicurezza, Sud, agricoltura, industria non siano priorità. Lo sforzo proposto dal ministro dell'Economia Domenico Siniscalco di partire da un tetto d'incremento della spesa dei ministeri appare quello che meglio può favorire un'operazione di razionalizzazione, selezione, nuova valorizzazione, privatizzazione delle risorse. Ed è una scelta che può e deve funzionare anche per i Beni culturali. L'idea di chiedere per questo o per quel settore nuovi contributi fiscali, invece, contrasta con la scelta fondamentale del momento: liberare risorse per gli investimenti. Urbani fa bene a difendere con grinta il suo settore, ma un ministro capace deve dare il meglio di sé in quell'opera di straordinaria razionalizzazione, innanzi tutto del proprio settore, che è oggi assolutamente necessaria.