Il direttore "Ci stanno costringendo al degrado la città si scuota e scenda in piazza" «Il Teatro Duse è un pezzo di cultura forte e ineliminabile per la città, una tradizione fondamentale che i bolognesi devono difendere. Alcune istituzioni cittadine sono state "graziate" dalla manovra, ma è ora che questa città rimbambita si svegli, prima di perdere pezzi importanti». Il direttore della Pinacoteca Andrea Emiliani chiama a raccolta le energie dei bolognesi per reagire ai tagli. «Bisogna che il Ministro capisca che qui non cè più niente da tagliare: qualunque intervento su istituzioni o enti culturali comporta la chiusura, la riduzione degli orari di apertura dei musei o la revisione dellofferta culturale - si infuria lo storico dellarte - alla fine è la città a risentirne, con un centro storico sempre più malmesso. Ma ormai si sono tutti rimbambiti, dubito che qualcuno scenderà in piazza, anche se ce ne sarebbe un gran bisogno». La pessimistica visione di Emiliani non aveva vacillato, ieri, nel giorno più lungo delle voci infinite, delle speranze di scamparla, ingrossate nel pomeriggio e poi troncate a sera. Tra i vari round fra gli enti culturali da chiudere e Sandro Bondi sera poco accalorato. Mai avuto un attimo in cui cantare vittoria. Professor Emiliani, lei lha sempre vista cupa. «Sì, perché non ci sarebbe stato, in nessun caso, nulla da festeggiare. Questultimo, incredibile e appariscente provvedimento è solo la punta delliceberg, lultimo tassello in una serie di tagli sanguinosi che non hanno lasciato proprio nessun margine di manovra. Già oggi i bilanci della Pinacoteca sono inesistenti, non si riesce neanche a prevedere una nuova mostra, dopo quella su Amico Aspertini che, anche solo con 30 mila visitatori, ha fatto un utile di 50 mila euro. La Pinacoteca di Bologna naturalmente non era nella "lista nera", ma altre importanti realtà museali, come il Museo della ceramica di Faenza, si trovavano nellelenco dei tagli». Adesso cosa si può fare? «Credo che tutta la città dovrebbe scendere in piazza perché lunico risultato di tutti questi tagli che stanno "accerchiando" le più importanti istituzioni culturali bolognesi è un degrado tangibile. Il centro storico è sempre più malmesso, la domenica si trasforma in un deserto popolato solo da ubriaconi, anche la sera i posti chiusi sono sempre di più. Cè una generale diminuzione di interesse». Non ha fiducia nella pressione dellopinione pubblica? Un primo risultato è già stato raggiunto: qualche ente sè salvato... «Prima di tutto restano i tagli del 50, solo che adesso sarà Bondi a dover decidere come e dove. Ma più in generale io credo che la città si sia rimbambita. Ormai lelenco delle gloriose istituzioni che non ricevono più fondi e rischiano di dover chiudere è infinito, ma sembra che non interessi a nessuno». Perché, secondo lei? «Perché lo studio, la ricerca, le attività culturali serie si vedono rubare terreno dalle iniziative spettacolari. Per i musei lesempio sono le mostre: ormai le pinacoteche sono ridotte al rango di depositi di quadri che servono per mostre di grande richiamo. Non si capisce il valore di una presenza continua, lo spettacolo prevale sistematicamente sulla quotidianità». (e. c.)
BOLOGNA - Parla Andrea Emiliani, direttore della Pinacoteca: ormai non si riesce nemmeno a organizzare una mostra
Il direttore della Pinacoteca Andrea Emiliani ha espresso preoccupazione per i tagli alle istituzioni culturali di Bologna. Secondo lui, la città sta "rimbambita" e non ci sono più persone disposte a scendere in piazza per difendere la cultura. I tagli hanno comportato la chiusura o la riduzione degli orari di apertura dei musei, e la revisione dellofferta culturale. Emiliani ha anche criticato il Ministro per aver "graziato" alcune istituzioni, ma non ha fiducia che la pressione dellopinione pubblica possa fare la differenza. Secondo lui, la città sta perdendo il suo centro storico e la cultura è stata sostituita da iniziative spettacolari.
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