Fra gli enti che rischiano di chiudere c'è la Domus pisana con un grande archivio storico e uno straordinario museo La chitarra che Giuseppe Mazzini suonava con grande abilità, la carrozza di Giuseppe Garibaldi, il documento di resa ai francesi firmato dai capi della Costituente romana nel 1849. Perle del tesoro della Domus Mazziniana. Che rischia di chiudere sotto i colpi della mannaia del governo. Ieri dal testo dell'allegato alla manovra economica appena controfirmata da Giorgio Napolitano è stato stralciato l'elenco degli enti, delle fondazioni e degli istituti culturali, che sarebbero state colpite dai tagli. La riduzione delle spese per la cultura è stata confermata, ma sarà il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, a decidere chi dovrà pagare il conto della crisi. Solo a Pisa oltre alla casa-museo di via Mazzini, tempio della cultura risorgimentale, nel mirino c'è anche un altro luogo sacro del sapere scientifico, la Domus Galileiana. «I 150 anni dell'Unità d'Italia - dice il dottor Pietro Finelli, insegnante incaricato dal ministero di dirigere la Domus Mazziniana - con il 2011 ci dovevano portare, unico sito in Toscana, i finanziamenti per ristrutturare il museo e rilanciare la domus. Invece si parla di un taglio dei già esigui fondi che ne metterebbe in discussione la sopravvivenza». Quanto costa oggi la gestione? In questo momento nulla. Io sono un insegnante comandato dal ministero, con uno stipendio da insegnante. Fino al 2008 la Domus riceveva 35.000 euro l'anno, ma negli ultimi due anni non sono arrivati, e abbiamo tirato avanti con quel po' di patrimonio della Domus che avevamo, e che ora è finito. I costi? Solo le spese vive, le bollette. Oltre a me c'è una tirocinante, e alcuni piccoli contratti di collaborazione per specifiche attività. Con 50.000 euro la Domus resta aperta. In caso di ulteriori tagli, cosa succederebbe? Rimarrebbero aperti museo e biblioteca, ma sparirebero tutte le attività di ricerca e promozione, non avremmo i soldi per pubblicare rivista e libri, niente aperture straordinarie, niente organizzazione di convegni. Se poi non mi fosse rinnovato il comando attuale, il che è una scelta indipendente dai tagli, allora la Domus Mazziniana non potrebbe che chiudere i battenti. Da quanti anni è attiva? La volle la famiglia Nathan-Rosselli nella casa dove il 10 marzo 1872 morì Mazzini; nel 1910 fu donata allo Stato e diventò monumento nazionale; rasa al suolo nel 1943 fu ricostruita nello stesso luogo per volontà del presidente Einaudi e inaugurata nel 1952. Il suo valore è quello di un luogo della memoria dell'Italia risorgimentale, democratica, repubblicana. Cosa c'è oggi dentro la Domus? Un centro di ricerca, un archivio, una biblioteca, un museo. Nel museo pezzi di importanza storica enorme, tanti oggetti appartenuti a Mazzini, i suoi ultimi scritti autografi, la collezione completa della rivista Giovine Italia. E ancora 40.000 volumi di cui moltissimi unici e 5000 testate di periodici storici del risorgimento, rarissimi. Poi l'archivio, oltre 100.000 pezzi con autografi di Mazzini e dei protagonisti del movimento mazziniano. C'è una parte siginificativa dell'archivio storico del Partito Repubblicano, compresi attività antifascista, guerra di Spagna e Resistenza, fino alla documentazione dell'insurrezione di Milano il 25 aprile 1945. Di grande rilievo poi le attività di ricerca, in collaborazione con Università, Normale e Sant'Anna. Pubblichiamo una rivista semestrale e una collana di volumi di monografie, siamo il punto di riferimento per gli studiosi, e portiamo avanti un'intensa attività di collaborazione con le scuole per la storia del Risorgimento. Non è poco. Ma quanti sono i visitatori? Per il museo negli ultimissimi anni siamo passati da circa 500 a oltre 1000 visitatori l'anno, principalmente scolaresche ma anche molti turisti stranieri. Sull'importanza della Domus Mazziniana alza la voce anche Andrea Marcucci, senatore e responsabile cultura per il PD della Toscana. «Erano stati previsti lavori di ristrutturazione - dice - invece si parla di tagli. Si tratta di una istituzione importante per la storia del Risorgimento e rappresenta il segno indelebile della presenza e dell'attività di Mazzini a Pisa. Il governo cambia idea ogni giorno ma ora al ministro Bondi chiediamo regole e criteri trasparenti e condivisi nella scelta delle istituzioni merivoli del finanziamento dello Stato. Tra di esse, andranno certamente previste le due Domus pisane». L'alternativa per Marcucci, che ricorda anche il Museo della scienza di Firenze fra le strutture di primaria importanza che rischiano la chiusura, renderebbe il rimedio peggiore del male: «Altro che contributo al risanamento, la questione del taglio delle istituzioni culturali rischia di essere uno sperpero di denaro pubblico». Ed Enrico Rossi, presidente della Regione, parla di «un misto di improvvisazione e incultura che spaventa. Queste scelte non si giustificano con il ritorno economico assolutamente irrisorio. E diffondere la tabella con le associazioni cui tagliare l'ossigeno senza accorgersi che fra queste ce ne sono moltissime di assoluto rilievo scientifico è qualcosa che neppure il peggiore nemico di questo governo poteva augurarsi».