"Siamo il fanalino di coda, basta tagli indiscriminati" "I finanziamenti a musica, teatro e cinema arricchiscono il Paese" ROMA - Luca Ronconi, 77 anni, attore, regista teatrale e da 11 anni direttore artistico del Piccolo Teatro di Milano, dice innanzitutto di essersi «profondamente stupito» che il ministro della cultura Sandro Bondi non sapesse nulla rispetto ai tagli della manovra economica su istituti, enti e fondazioni culturali: «È davvero molto strano che non fosse stato avvisato, però è anche vero che questa non è lunica stranezza offerta dal governo negli ultimi tempi». Maestro Ronconi, è giusto risparmiare tagliando sulla cultura? «Non sono un economista, ragiono da artista e dunque mi oriento grazie alle indicazioni di chi studia la materia. Molti autorevoli economisti, tra i quali Tito Boeri, considerano queste misure non risolutive. Dal mio punto di vista i tagli indiscriminati sono sempre pericolosi, e nella lista che ho visto pubblicata sui giornali non ho notato fondazioni e istituti che abbiano bisogno di tagli. Bisognerebbe sempre stabilire con cura dove, come e perché si taglia». Lo scontro resta quello tra chi pensa che la cultura deve competere sul mercato e quanti ritengono debba essere aiutata. «In tutta Europa, specialmente in Germania e Francia, e persino in Spagna, gli investimenti pubblici a sostegno della musica e del teatro sono più alti che da noi. Lì considerano la cultura un patrimonio nazionale. Se facessimo una proporzione tra quanto tra quanto investono i laender tedeschi per la cultura teatrale scopriremmo uno scarto abissale con la realtà italiana. Non possiamo che rammaricarcene». Anche il Piccolo Teatro di Milano riceve finanziamenti. «Certo, come tutti i teatri pubblici. Ma devo dire che tra tutti i teatri pubblici è quello che si autofinanzia di più». Dopo la reazione del ministro Bondi, che si era detto esautorato, la lista degli istituti cui togliere il finanziamento è stata ritirata. Lei ora si aspetta unattenzione maggiore da parte del governo rispetto ai tagli da fare? «Il vero problema è che anche molta parte dellopinione pubblica non è ostile allidea che si tolgano i finanziamenti pubblici alla cultura. Quindi temo che il governo possa restare convinto di una decisione sbagliata anche per compiacere e per scopi di consenso politico. Non si rendono conto che i finanziamenti a vantaggio della musica, del teatro e del cinema di un paese non sono soldi portati via dalle tasche dei cittadini, ma un sostegno ad un patrimonio nazionale che ci rende tutti più ricchi».