Il direttore Galluzzi: per il nostro futuro sarà decisiva la Gelmini Quando ha letto che la lista dei 232 enti culturali a cui il governo aveva pensato di cancellare i finanziamenti è stata stralciata, Paolo Galluzzi ha tirato un sospiro di sollievo. Salvo tornare, subito dopo, coi piedi per terra. Adesso il destino dellIstituto e museo di storia della scienza è nelle mani di Bondi, «ma ancora di più in quelle del ministro Gelmini», spiega, prima di mostrare i bilanci il direttore dellIstituto: «Del milione e 700 mila euro che riceviamo dallo Stato, metà cioè delle nostre entrate, solo 200 mila arrivano dai Beni culturali, il resto dipende dal ministero dellIstruzione. Vedremo cosa accadrà». Da una parte, Galluzzi si sente ottimista: «Questa decisione consente di far passare tempo prezioso per riflettere sullenorme diversità degli enti presenti in quella lista, che era un po, parafrasando Hegel, come la notte in cui tutte le vacche sono nere. L8 giugno mostreremo al mondo il nuovo museo. Che non è bello, ma bellissimo. E forse i nostri vigilanti si renderanno conto dellattenzione che suscita a livello internazionale». Avanti tutta, insomma: «Avevo già indetto un cda per oggi (ieri, ndr), se il decreto fosse passato così comera avremmo dovuto dichiarare il fallimento. Ora sono più sereno. Certo è, però, che dai due ministeri non ho ricevuto alcuna comunicazione, né ufficiale né informale». La diffidenza rimane: «Il problema è che in Italia manca la cultura della valutazione. I controlli si limitano al profilo amministrativo, il resto è affidato allautovalutazione. Per 8 anni ho presieduto il comitato di valutazione del Max Planck Institute di Berlino: ogni anno esperti esterni giudicavano le linee di ricerca e lattività. Ho visto sopprimere due istituti e ridistribuire i risparmi ai migliori. Qui, sarebbe fantascienza».
FIRENZE - Galluzzi: per il nostro futuro sarà decisiva la Gelmini
Il direttore dell'Istituto e museo di storia della scienza, Paolo Galluzzi, ha espresso sollievo per la decisione del governo di non cancellare i finanziamenti per il suo ente, ma ha anche espresso preoccupazioni per il futuro. Secondo Galluzzi, la metà delle entrate dell'Istituto dipende dal ministero dell'Istruzione e non dal ministero dei Beni culturali. Ha anche affermato che in Italia manca la cultura della valutazione e che i controlli si limitano al profilo amministrativo. Ha anche menzionato che il destino dell'Istituto è nelle mani del ministro Gelmini e che la decisione del governo potrebbe avere un impatto significativo sul futuro dell'Istituto.
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