Riqualificazione a rilento anche a causa del commissariamento Rappresenta uno dei più importanti interventi di trasformazione urbanistica nella storia recente di Bologna, insieme alla riqualificazione delle aree ferroviarie. Ma la tabella di marcia della riconversione delle 19 ex aree militari della città cedute nel 2007 dal ministero della Difesa all'agenzia del Demanio è stata modificata dal commissariamento del comune, dopo le dimissioni di Flavio Delbono. Tutti gli interventi di carattere strategico per il futuro di Bologna dovranno infatti essere rinviati a quando a Palazzo d'Accursio saranno nuovamente insediati un sindaco, una giunta e un consiglio comunale. Una battuta d'arresto che però non riguarda, come spiega Giacomo Capuzzimati, capo del dipartimento Qualità della città del comune di Bologna, «le superfici e gli immobili che non sono strategici. È in corso una verifica di quali operazioni possano essere realizzate in regime commissariale e quali invece è opportuno che siano rinviate a quando la città avrà nuovamente un primo cittadino». Per il decollo complessivo della riconversione bisognerà comunque aspettare nuove elezioni. Le aree fanno parte del progetto "Valore Paese", nato dalla finanziaria 2007, con il quale i beni hanno cambiato "casacca" per essere riconvertiti attraverso lo strumento del Puv, programma unitario di valorizzazione di immobili, previsto dalla stessa legge per pianificare e razionalizzare tutti gli interventi che riguardano i beni pubblici. Le aree si estendono su una superficie di circa 83 ettari e l'intesa tra comune e agenzia del Demanio ha messo i primi paletti, recependo le conclusioni dello studio di fattibilità che insieme alle analisi sulla consistenza dei beni, doveva verificare anche le destinazioni. Un percorso andato di pari passo con l'inserimento delle aree negli indirizzi strategici del piano strutturale del Comune (approvati nel 2008, quando Bologna era guidata da Sergio Cofferati) e che dovrà restituire alla città beni come le caserme di San Mamolo, Chiarini e Sani, ma anche l'area di Prati di Caprara e la caserma Mazzoni. Se nella caserma di San Mamolo, deputata a diventare la sede delle Soprintendenze regionali, è prevista la nascita di una "cittadella della cultura", nell'area ex Staveco (otto ettari con un costruito di circa 40mila metri quadrati ed edifici sottoposti a vincolo sotto il profilo storico e architettonico) saranno realizzate attività direzionali pubbliche e private, attività commerciali e studentati, con la creazione di un polo urbano di servizi e di una nuova zona verde di connessione tra la città e la collina. Nell'area di Prati di Caprara è invece prevista la realizzazione di un grande parco urbano di connessione tra il centro storico e il corridoio del fiume Reno, con nuovi servizi, impianti sportivi e parcheggi.