La polemica sugli Uffizi è antica: si pensò di porvi rimedio con un finanziamento di oltre 65 miliardi di lire. La questione fu affrontata soprattutto per l'accoglienza e per l'uscita, cosa sconcertante, con il concorso vinto da Isozaki e dalla sua porta pesante, inutile, invasiva, da me fortemente contrastata. Quello che non si capisce è come mai non si riesca a predisporre un progetto con un finanziamento del genere. Da una parte c'è un problema patologico alle Logge vasariane, che anche io, da turista, ho avuto modo di vedere: una sensazione sgradevole dovuta alla grande quantità di afflusso. Certo, ci vorrebbe meno gente e ci sarebbe meno caos: ma in quel caso cominceremmo a lamentarci del calo. Occorre piuttosto far fronte a una situazione patologica: il rapporto fra il singolo visitatore e l'accoglienza dovrebbe essere inteso «all'americana», senza una biglietteria, ma con un'offerta obbligatoria di non meno di cinque dollari, come avviene al Metropolitan. (...) In questo modo avremmo un accesso più veloce. Sempre sulla rapidità di accesso, c'è da considerare il problema della sicurezza: lo status di obiettivo sensibile impone un rallentamento degli accessi per verificare che chi entra non abbia intenzioni bellicose. Questo è un nodo più difficile da sciogliere. Bisogna capire che l'ordine meraviglioso si trova dove non va nessuno. Questo vale anche per la sporcizia: poco tempo fa ho assistito al concerto di Lenny Kravitz all'Arena di Verona, cosa che io non avrei mai permesso. Dopo la manifestazione c'era un immondezzaio senza limite, ma il giorno dopo era tutto pulito. Agli Uffizi, però, una situazione di questo genere è quotidiana: non si può indulgere troppo alle lamentele, la pulizia ci sarebbe soltanto se ci andassero 500 persone. Questo non significa che non si possano migliorare alcuni aspetti. Ad esempio sarebbe auspicabile avere più entrate, così da mettere in campo maggiori controlli, una soluzione che avrei voluto al Louvre. Immagino poi che i miliardi a disposizione riguardino non solo l'accoglienza, ma anche l'apertura di nuove sale. Perché non pensare a una gestione privata? Io mi sono opposto fermamente alla vendita ai privati quando ero al governo e per questo fui anche cacciato, ma non sono mai stato contrario alla gestione. Firenze ha una lunga tradizione in campo culturale, gastronomico, di stile e gusto. Chiamiamo tre persone: l'architetto Pierluigi Pizzi e gli antiquari Fabrizio Moretti e Giovanni Pratesi e affidiamo loro l'allestimento dei nuovi Uffizi, un allestimento da mille opere. In pochi mesi raddoppierebbero spazio espositivo e opere in mostra. Ma i Grandi Uffizi sono una questione fra il Ministro e il Sindaco, che dissertano sulla porta di uscita, l'ultima cosa a cui pensare. Ho fatto alcuni nomi, ma ce ne sarebbero molti altri: per fare un'altra ipotesi, visto che l'uscita sembra così importante, perché non pensare a qualcosa che abbia un forte marchio fiorentino? Penso a un pergolato, e non certo a una pensilina, e lì un'enoteca: si chiama Pinchiorri e gli si chiede come fare. Oppure si chiamano Giorgiana Gorsini, Bona Frescobaldi e Grazia Gazzoni e si chiede loro di organizzare un grande ricevimento. Come fare a renderlo permanente? Chiedendo lumi ai grandi hotel fiorentini, come fanno loro a rendere permanenti i loro buffet e le loro accoglienze. Insomma, immagino una gestione privata: naturalmente il privato non ci dovrebbe rimettere e in questo senso lo Stato dovrebbe studiare un accordo vantaggioso per tutti e due. Ma non credo che agli Uffizi ci sarebbe una rimessa... Queste sono solo alcune ipotesi. Ma sono così difficili da realizzare?
I turisti si ribellano Uffizi, che delusione La ricetta di Sgarbi: Gestione ai privati
Il testo discute la gestione degli Uffizi di Firenze, un museo molto visitato. Il suo autore sostiene che la situazione patologica delle Logge vasariane e il calo dell'accesso dovrebbero essere affrontati con un finanziamento di oltre 65 miliardi di lire. Sostiene che un'offerta obbligatoria di biglietti con un prezzo fissato (come al Metropolitan di New York) potrebbe risolvere il problema. Inoltre, la sicurezza è un problema importante, ma non dovrebbe rallentare troppo l'accesso. Il testo propone anche di aumentare le entrate del museo, come ad esempio attraverso la gestione privata, e di aprire nuove sale.
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