«Una card per più musei può anche andare bene, ma la cosa più importante è non abbassare la qualità. Mi sembra ad esempio che le 72 ore di cui parlano a Firenze per entrare in 33 differenti strutture siano davvero un po' pochine, anche perché si sa già che il turista ne dovrà scegliere, per ovvi problemi di tempo, solo una minima parte. Ecco, vedo più con favore la creazione di un qualcosa che permetta visite per nuclei, naturalmente legati da un filo logico, ad esempio una grande galleria come gli Uffizi e poi altre piccole cose che si trovano nelle vicinanze». E' molto articolato il giudizio di Fulvia Donati, docente di museologia archeologica alla facoltà di lettere dell'Università di Pisa e responsabile della Gipsoteca di arte antica ospitata nella chiesa di San Paolo dell'Orto: i biglietti multipli non vanno certamente demonizzati perché si adeguano a questo modo di viaggiare "mordi e fuggi", ma devono anche essere un'occasione per fare comunque un'operazione culturale. Insomma, professoressa: anche le visite brevi che ormai propongono musei di rilevanza mondiale come il Louvre di Parigi possono essere importanti? «Non sono contraria alle visite brevi, ai percorsi guidati che ti fanno vedere le opere più importanti come accade proprio al Louvre per la Gioconda e la Venere di Milo. Ma tutto questo deve essere costruito in modo intelligente, magari senza la pretesa di vedere tutto in una volta e sfruttando ad esempio le compagnie aeree low-cost che permettono di tornare e ritornare in una città spendendo poco». Torniamo alla card: quanto può essere valida come strumento di promozione del territorio? «L'idea di fare un biglietto unico o cumulativo in cui si mettono insieme realtà anche diverse di una città o di un territorio è sicuramente una strategia valida perché porta la gente dove normalmente non andrebbe. E il discorso vale ancora di più per Pisa che è sempre vista come una tappa di passaggio: ci sono cosa importanti da vedere che vengono evitate, spesso anche per incuria e superficialità di chi opera nel settore». Ma la cultura, in senso lato, ci guadagna o no? «Bisogna prendere atto che il livello culturale di chi viaggia si è generalmente abbassato. Ci sono cioè più persone che si spostano per visite e vacanze, ma il livello è appunto inferiore al passato. Ecco, dico una cosa che non mi piace come cultrice della materia, ma mi rendo conto che vanno attirati anche quei visitatori che dichiarano che non entreranno mai in museo già a priori, magari sostenendo che si tratta di una cosa troppo noiosa». Secondo lei a Firenze la proposta del biglietto unico funzionerà? «Uno dei problemi che hanno in quella città sono anche le file spaventose per vedere il suo museo più famoso, cioè gli Uffizi, cosa che la card permetterà se non sbaglio si evitare. Comunque, direi che io avrei lavorato non tanto sulle 33 strutture per 50 euro, cifra che mi sembra un po' alta per quello che poi si potrà effettivamente visitare, quanto piuttosto, come dicevo, sui nuclei affini. E in questo senso avrei visto meglio magari tre diversi pacchetti da 15 euro l'uno, ognuno comprensivo di uno o più musei, di una chiesa e di altre cose ritenute interessanti. Insomma, una soluzione più pratica e fruibile».
TOSCANA - L'esperta: non abbassare la qualità. No al superticket, sì ai mini-pacchetti
La card per musei è stata proposta per Firenze, ma Fulvia Donati, docente di museologia archeologica, è scettica sulla sua validità. Secondo lei, il biglietto unico non deve essere demonizzato, ma deve anche essere un'occasione per fare comunque un'operazione culturale. Donati suggerisce di creare nuclei affini di musei, chiese e altri luoghi di interesse, piuttosto che una card che copra tutte le strutture. Inoltre, la docente pensa che il prezzo di 50 euro per 33 strutture sia troppo alto e suggerisce di creare pacchetti più pratti e fruibili.
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