Bersani: ministri nel marasma, non sanno cosa hanno votato Le misure Monta la protesta degli enti che non riceveranno più i finanziamenti pubblici ROMA - La cultura non si tocca. È lappello che arriva da presidenti e ricercatori di enti, fondazioni e istituti (232) che rischiano di finire sotto la scure di Tremonti. Una mazzata che arriva dopo lattacco alla lirica e che mette in difficoltà manifestazioni che stanno per cominciare. È il caso del festival di Spoleto. Il sipario si aprirà tra venti giorni e il presidente della fondazione fa appello «al senso di responsabilità» di governo e parlamento. Cè invece chi chiede aiuto a Napolitano, come la Fondazione Rossini. Una lista di tre pagine che in letteratura "cancellerebbe" i nomi di Dante e Moravia, Manzoni e Verga, Pavese e Soldati. Lista che farebbe falò della storia antica cancellando le Scuole archeologiche «Istituti - è scritto in una nota - che con le loro ricerche hanno permesso allItalia di svolgere un ruolo da protagonista nella conoscenza del patrimonio archeologico del nostro paese e del Mediterraneo». Alza la voce anche Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri (Pdl), che protesta per la cancellazione della fondazione intestata al padre, ma anche per i tagli alla cultura e che si prepara a una controffensiva per salvare le Fondazioni Gramsci, De Gasperi, Ugo Spirito, Don Sturzo, Einaudi. Gelido il commento di Franco Cardini, medievalista. «È naturale che si colpisca la cultura: in Italia non gliene è mai fregato a nessuno. Eccetto che in due epoche: durante il fascismo» e «poi nella Prima Repubblica, col Pci». Gino Agnese, presidente della Quadriennale di Roma rinuncia al suo stipendio e consiglia al ministro Bondi le dimissioni. «Come può essere ancora linterlocutore degli esponenti della cultura italiana e internazionale?». Che Bondi labbia presa male non cè dubbio. Anzi ieri ha rincarato la dose. Brucia, al titolare del dicastero dei Beni culturali, lassoluta indifferenza verso il suo ruolo. «Il mio ministero è stato esautorato», ha dichiarato ai microfoni del Gr1. Non ha digerito la mancanza di concertazione Bondi, né il fatto che fosse il titolare dellEconomia a decidere dove tagliare. Dichiarazioni che suscitano un interrogativo inquietante nel segretario del Pd: ma Bondi aveva visto la lista dei 232 enti? «Si può sapere che cosa ha approvato il Consiglio dei ministri? Siamo evidentemente fuori da ogni regola», ha detto Bersani. Lo strappo di Bondi non sfugge però ai finiani, che da tempo criticano la gestione dirigista del premier e la sudditanza alla Lega. «Cè qualcosa di serio che non va - commenta Bocchino. Lattacco dei finiani è concentrico. «Non è giusto che sul mondo del sapere e della ricerca - è scritto in un editoriale del magazine di Farefuturo - si abbatta la scure dei tagli così, indiscriminatamente e senza alcun tipo di discussione». Mobilitazione anche su Facebook. La lancia "Rivista di politica", diretto da Campi, direttore scientifico della Fondazione Farefuturo. Una fronda? «Non so se Berlusconi se ne renda conto - scrive sul suo blog Storace, segretario della Destra - ma in Parlamento è già nato un nuovo partito». Commento tiepido sulla manovra arriva in serata dallUdc. «Era inevitabile - ha detto il segretario Cesa - ce lauguravamo più incisiva e strutturale», il solo «segnale positivo è la lotta allevasione».