Con i suoi venticinque ettari di querce secolari è l'ultimo lembo del «nemus aricinum», il bosco sacro alla dea Diana. Riserva di caccia della famiglia Savelli e poi dei Chigi, ceduto nel 1988 al comune di Ariccia insieme al Palazzo che ne domina il vallone verde, il Parco Chigi recentemente restaurato apre per la prima volta i suoi cancelli al pubblico, con un calendario di visite per tutti i fine settimana d'estate. Gioiello naturalistico è una delle poche aree dei Castelli romani ad aver conservato la vegetazione più antica, resistendo alla diffusione del castagno emonumentale, dal Settecento il Parco fu meta privilegiata di tanti viaggiatori non solo del Grand Tour, da Corot a Turner a Goethe, Stendhal, ma anche di D'Annunzio. Prezioso Il Parco è ciò che resta del bosco sacro a Diana Per i viaggiatori d'oggi, due le possibilità di visita: un'escursione nella selva, la zona più appartata del parco, regno di cinghiali, volpi e daini, oppure una passeggiata nel giardino all'italiana fresco di restauro, con l'uccelliera secentesca, le rovine della chiesa di San Rocco, il portale di età tiberiana del propretore Tiberio Latinio Pandusa, il sarcofago di Simon Mago, che secondo la leggenda duellò con San Pietro proprio nella vicina piana di Vallericcia, fontane e reperti archeologici. Ad entrambi i percorsi può essere abbinata la visita al Palazzo. Parco Chigi è visitabile il sabato, la domenica e nei festivi, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Per i gruppi e la visita alla selva è necessaria la prenotazione. Info: Palazzo Chigi di Ariccia, tel. 06.9330053, www.palazzochigiariccia.it.