L'intervista. Stefano Varia, presidente Ance, spiega come uscire dalla crisi che sta affossando l'economia locale Edilizia privata e messa in sicurezza del territorio: così si risollevano le aziende Se il Comune ci consentisse di trasformare gli edifici esistenti ci sarebbe lavoro per almeno 20 anni ILARIA BONUCCELLI LUCCA. Sbloccare i regolamenti urbanistici e i piani strutturali per rimettere in moto l'edilizia privata. Soprattutto l'edilizia di «trasformazione degli edifici dismessi». Appaltare piccole e medie opere «immediatamente cantierabili» per ridare ossigeno alle imprese che si occupano di lavori pubblici. Investire in «opere di messa in sicurezza del territorio», come la ricalibratura dell'argine del Serchio. Sono queste le prime indicazioni che l'Ance, l'associazione nazionale dei costruttori edili, dà alle pubbliche amministrazioni della Lucchesia (ma non solo) per rimettere in moto il settore dell'edilizia. Senza tralasciare un aspetto fondamentale del ragionamento: se Comuni, Province e anche Regioni non hanno soldi da investire nelle opere pubbliche, ricorrano, allora, alla finanza di progetto, ai project financing, in modo che siano le imprese private - evidenzia il presidente di Ance, Stefano Varia - ad assumersi l'onere dell'investimento, avendo la possibilità di recuperarlo con la concessione del bene per alcuni decenni. Presidente Varia, la crisi dell'edilizia non è ancora superata, soprattutto nella provincia di Lucca. Quali sono i possibili rimedi che suggerite agli enti locali per rimettere in moto il settore? «Le iniziative non mancano. A cominciare dalle opere pubbliche, come abbiamo evidenziato nel protocollo d'intesa siglato fra Ance e Anci (l'Associazione nazionale dei Comuni italiani). Deve essere presentata al Governo la richiesta di un piano di opere medio-piccole immediatamente cantierabili. In realtà, già a dicembre 2008 abbiamo inoltrato questa richiesta accompagnandola con un elenco di 166 opere da appaltare subito. Nei sei mesi successivi abbiamo segnalato al Governo circa 1.200 interventi immediatamente cantierabili, per un importo di 6 miliardi di euro. Di questi lavori, tre quarti (quasi 900) sono di competenza dei Comuni. Alla fine il Governo ha approvato un piano di opere medio-piccole da circa 1 miliardo di euro; poi, però, lo ha dimezzato il 6 novembre, portandolo a 413 milioni. Il problema è che a 6 mesi di distanza, le opere sono ancora ferme perché non è stata pubblicata la delibera del Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica) che assegna questi fondi ai Provveditorati alle Opere Pubbliche. Occorre, dunque, un sollecito in questo senso dagli enti locali. Ma nell'attesa si potrebbe muovere la Regione come hanno già fatto la Lombardia, il Veneto e la Campania che hanno approvato piani straordinari per piccole e medie opere comunali (con investimenti da 50 a 150 milioni di euro) grazie ai quali l'edilizia si è rimessa in moto». Nell'attesa che si sblocchi questo piano straordinario, però, che cosa si può fare? «Intanto i Comuni potrebbero sbloccare i piani strutturali e i regolamenti urbanistici per rimettere in moto anche l'edilizia privata. Il caso di Lucca è esemplare: anche qui c'è una variante da deliberare e un piano strutturale da aggiornare. E un settore in una situazione di stallo. Come associazione, abbiamo calcolato che intervenendo sul recupero dei fabbricati esistenti, ci sarebbe lavoro per 20 anni per le imprese locali. Lucca non fa eccezione a questa regola, anzi. Con tutti i contenitori dismessi che ci sono, il lavoro sarebbe garantito per anni. E oltretutto, interventi di questo tipo eviterebbero anche il consumo di suolo». Proposte di applicazione più rapida? «Il ricorso ai project financing e al leasing in costruendo. Nel primo caso, i Comuni senza risorse affidano (con gara) alle imprese la realizzazione di un'opera con risorse private; le imprese, poi, recuperano l'investimento gestendo il bene per alcuni decenni. Nel secondo caso, i Comuni ricorrono a una forma di finanziamento che consente di iscrivere a bilancio solo l'importo annuale di ammortamento: così si bypassa il problema della liquidità e dei prestiti da contrarre che vanno a incidere sulla spesa corrente. Entrambi gli strumenti sono validi. Anche il projetc financing lo è e non è da demonizzare solo perché il privato guadagna dall'investimento sull'opera pubblica. Semmai, c'è da verificare a monte che l'interesse pubblico sia tutelato e che il privato guadagni dall'operazione il giusto, senza speculazioni». Per Lucca quali opere pubbliche suggerirebbe per rimettere in moto il settore? «Quelle di messa in sicurezza del territorio, anche per evitare di trovarci, come sempre più spesso accade, a gestire le emergenze. Nel caso di Lucca, ad esempio, si potrebbe recuperare un progetto lanciato da Assoindustria già nel 2000, sul Serchio. Per attuarlo era stato anche costituito un consorzio (Serchio 2000, presidente lo stesso Varia, ndr) per ripristinare la sezione idraulica originaria del fiume, secondo le dimensioni indicate dal Genio civile. L'idea era, ed è, di autorizzare la rimozione (e l'escavo) del materiale inerte in esubero. I privati avrebbero pagato agli enti locali il canone demaniale per il materiale rimosso (la ghiaia da trasformare in inerti) e in questo modo l'operazione si sarebbe anche autofinanziata. I risultati sarebbero stati e sarebbero due: si eliminerebbe il rischio idraulico e si farebbero lavorare le aziende. Per questo è incomprensibile perché non si possa riuscire ad attivare il progetto».
LUCCA - Sbloccare subito i piani strutturali
L'Ance, associazione nazionale dei costruttori edili, ha proposto alle pubbliche amministrazioni della Lucchesia (ma non solo) di sbloccare i regolamenti urbanistici e i piani strutturali per rimettere in moto il settore dell'edilizia. L'associazione suggerisce di trasformare gli edifici esistenti, di appaltare piccole e medie opere immediatamente cantierabili e di investire in opere di messa in sicurezza del territorio. Inoltre, l'Ance propone di ricorrere alla finanza di progetto e al project financing per permettere alle imprese private di assumersi l'onere dell'investimento e di recuperarlo con la concessione del bene per alcuni decenni.
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