Firenze si è svegliata con una doccia fredda. In un'intervista rilasciata al Correiere della Sera, il ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, aveva detto che se passava un emendamento alla finanziaria che prevedeva il taglio del 25 per cento dei fondi per le spese dei musei, avrebbe chiuso gli Uffizi Nonostante il caldo torrido, ieri Firenze ha tremato, almeno fino al momento in cui lo stesso Urbani, raggiunto telefonicamente a Ischia, al Giornate della Toscana ha riassunto la sua posizione, comunque improntata all'ottimismo. «È una provocazione e ho preso gli Uffizi ad esempio, come simbolo. Infatti non si spiegherebbe perché, lo stesso Governo che da una parte agisce in modo da chiudere un museo, dall'altra sblocca 60 milioni di euro di fondi per la realizzazione dei Grandi Uffizi, pronti nel 2006». LE REAZIONI DEGLI «ADDETTI Al LAVORI» «Solo una provocazione che invita a riflettere su un problema serio» Turisti in coda per entrare alla Galleria degli Uffizi: ogni anno sono oltre un milione e mezzo i visitatori del museo fiorentino «Una provocazione, che va presa per quello che è: qualcosa di ipotetico e irrealizzabile». Così l'assessore fiorentino alla cultura Simone Siliani commenta le parole del ministro Urbani sull'ipotesi di chiudere gli Uffizi. «Una provocazione - insiste - che però mi induce a riflettere seriamente su una questione di fondo: in momenti di difficoltà di bilancio non si possono tagliare le spese ai beni culturali, mentre altri dicasteri si vedono addirittura aumentare i fondi, come il ministero delle Infrastrutture. Ciò significherebbe non considerare prioritario il mantenimento dei nostri beni culturali e le attività che qualificano il nostro Paese nel mondo: attività di rilevanza culturale mondiale e che producono occupazione». Secondo l'assessore Siliani - che afferma di non condividere l'idea di una gestione privata delle strutture museali -«Urbani vuole sottolineare una sperequazione, una scelta politica che evidentemente il ministro non condivide. I musei non sono macchine per produrre soldi, ma servono a formare la cultura dei cittadini. Per questo serve che lo Stato faccia investimenti e dedichi risorse al loro mantenimento». Al coro di reazioni per le parole di Urbani si aggiunge il commento del soprintendente al polo museale fiorentino Antonio Paolucci, che condivide la preoccupazione del ministro: «Già a luglio - dice - Urbani mi aveva preannunciato la sua intenzione di manifestare pubblicamente la sua contrarietà alle politiche penalizzanti del governo sui beni culturali. Lo aveva detto a noi soprintendenti e lo ha fatto. I beni culturali in Italia - aggiunge Paolucci - sono un argomento centrale. Se è giusto ridurre la spesa, serve tagliare dove ce n'è davvero bisogno. Tagliare, anche se poco, in un settore delicato come i beni culturali, significa il collasso». Quanto alla chiusura degli Uffizi paventata dal ministro dei beni culturali, il soprintendente spiega: «Gli Uffizi potrebbero anche farcela da soli, visto che viviamo in un regime di autonomia economica e incassiamo i soldi provenienti dalla vendita dei biglietti. Ma ci sono tanti musei e soprintendenze in Italia che non hanno il reddito da biglietti che abbiamo noi, e che sarebbero costretti a tagliare la luce o a chiudere». La chiusura degli Uffizi ipotizzata dal ministro Urbani sarebbe invece «una cosa gravissima», per la direttrice della Galleria, Anna Maria Petrioli Tofani: «La riduzione dei fondi denunciata dal ministro - sottolinea la responsabile del più importante museo italiano - sarebbe una mazzata per l'intero settore della tutela e della conservazione dei beni culturali che già non vive una condizione brillante sotto il profilo finanziario. Vorrei ricordare che le nostre strutture museali non hanno solo una valenza locale, per le città in cui si trovano, ma anche un'importanza mondiale per l'immagine prestigiosa per il Paese all'estero, ed un'importanza strategica rispetto all'economia legata al turismo. Di questo il governo deve tenerne conto». La Petrioli Tofani teme inoltre che «la riduzione dei fondi possa significare avere meno personale di custodia, cioè personale di ruolo responsabilizzato e con professionalità adeguata, che è necessario per tenere aperto un museo». Anche l'ipotesi di una chiusura parziale degli Uffìzi preoccupa la direttrice: «Già adesso, con gli orari attuali di apertura - afferma - non sempre siamo in grado di far fronte alle richieste. Spesso si formano lunghe code di turisti all'ingresso e non sono pochi i possibili visitatori che si scoraggiano e se ne vanno prima di entrare». Ogni anno gli Uffizi accolgono circa 1 milione e mezzo di visitatori, un dato di evidente rilievo economico, «ma anche - fa notare la direttrice del museo - da valutare oltre la sola vendita dei biglietti e degli articoli esposti al bookshop, bensì tenendo in considerazione tutto l'indotto».
Urbani: Gli Uffizi non rischiano Ho usato una provocazione
Il ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, ha detto che se passa un emendamento alla finanziaria che prevede il taglio del 25 per cento dei fondi per le spese dei musei, avrebbe chiuso gli Uffizi. Tuttavia, Urbani ha poi chiarito che la sua affermazione era una provocazione e che non vuole chiudere il museo. L'assessore fiorentino alla cultura, Simone Siliani, ha commentato che la chiusura degli Uffizi è una provocazione e che non si può tagliare la spesa ai beni culturali in momenti di difficoltà di bilancio.
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