Il ministro: non si sa come spendono questi fondi Bilanci da rivedere, summit immediato in Regione VENEZIA Bastano tre righe per mortificare la cultura. «A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, lo Stato cessa di concorrere al finanziamento degli enti, istituti, fondazioni e altri organismi, indicati nell'allegato 3 del presente decreto». Il comma è il 22, l'articolo il 7, il decreto quello che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha imposto con piglio di ferro per dare una raddrizzata ai conti del Paese. Gli occhi corrono veloci al fatidico allegato, un elenco di 232 nomi che vanno dalla Fondazione Alcide De Gasperi al Centro internazionale di radiocomunicazioni mediche. Nel mezzo, tredici istituzioni culturali venete che, dal giorno del varo della manovra, non riceveranno più un euro dallo Stato. Da allora e per sempre, se non ci saranno ritocchi. Tra questi, nomi noti come l'Istituto Veneto e la Fondazione Cini, l'Accademia Olimpica e la Fondazione Arena. «Non ho nulla contro di loro» ha detto mercoledì Tremonti, «ma abbiamo chiesto come avessero usato i contributi pubblici che hanno ricevuto in passato e non ci hanno nemmeno risposto». In realtà a chiedere chiarimenti era stato alcuni mesi fa il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, che in base ad una legge dello scorso anno, nell'ambito del suo repulisti degli «enti inutili», può «verificare la natura e le finalità dei soggetti che ricevono finanziamenti a carico del bilancio dello Stato», «chiedere ai singoli soggetti indicazioni puntuali circa l'utilizzo di tali fondi» e quindi «tiene conto di tali risultanze in sede di adozione dei decreti» per la cancellazione dei contributi. Proprio l'invasione di campo di Calderoli aveva indispettito gli istituti, che per ricevere i contributi devono già figurare in un'apposita tabella del ministero dei Beni culturali (revisionata appena un anno fa) e presentare ogni anno bilanci e rendiconti dettagliati delle loro attività. Ad ogni modo, superate le iniziali perplessità, i documenti richiesti sono partiti per Roma, così che i motivi dell'esclusione restano un mistero. Che il ministro dei Beni culturali sia stato lasciato ai margini della vicenda, d'altronde, lo si intuisce dallo stesso decreto, che concede agli istituti la possibilità di chiedere un contributo in futuro (finanziato grazie alla soppressione degli enti previdenziali Ipsema ed Ispesl) disposto però con decreto del presidente del Consiglio, di concerto con il ministro dell'Economia. Sandro Bondi, insomma, non ha voce in capitolo. Il taglio, che per le istituzioni venete si aggira attorno ai 445 mila euro, costringerà a rivedere i bilanci in corso d'opera e avrà effetti diversi, a seconda delle dimensioni degli istituti: i più grandi dovranno rinunciare ad alcuni appuntamenti, magari già in calendario; i più piccoli, invece, rischiano di non sopravvivere, perché sul contributo «sicuro» da Roma si è sempre fatto affidamento per pagare gli stipendi del personale. «E' scandaloso che per risparmiare qualche milione di euro si metta in pericolo la sopravvivenza di istituzioni di alta cultura e di interesse nazionale - lamenta Gian Antonio Danieli, presidente dell'Istituto Veneto -. La cultura non è un lusso bensì il substrato fondamentale per la crescita della coscienza civile e per l' innovazione scientifica e tecnologica». Postilla: tra i provvedimenti previsti dal decreto c'è anche il passaggio della Stazione sperimentale del vetro di Venezia sotto il controllo della Camera di commercio lagunare. Si discuterà anche di questo nel vertice convocato d'urgenza in Regione per la prossima settimana. Marco Bonet
Scure di Tremonti sulla cultura veneta Niente soldi a tredici enti
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha imposto un taglio ai contributi pubblici per le istituzioni culturali venete, con l'eliminazione di 232 nomi dal finanziamento statale. Tra questi, istituzioni come l'Istituto Veneto, la Fondazione Cini, l'Accademia Olimpica e la Fondazione Arena. Il ministro ha affermato di non avere nulla contro di loro, ma ha chiesto come avessero usato i contributi pubblici ricevuti in passato. Il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli aveva già chiesto chiarimenti su questo tema, ma gli istituti non hanno risposto.
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