Brindisi, il gip non accoglie la richiesta di archiviazione I 103 proprietari hanno presentato una richiesta di risarcimento pari a 50 milioni contro Comune e Regione BRINDISI - Imputazione coatta per truffa a carico del costruttore del villaggio Acque chiare, Vincenzo Romanazzi, e del notaio Bruno Cafaro, responsabile della sottoscrizione della maggior parte degli atti di compravendita delle villette edificate sulla costa brindisina. Il villaggio vip, concepito e autorizzato per una destinazione esclusivamente turistico-alberghiera, è sotto sequestro dal 28 maggio 2008, ai proprietari è concessa la custodia come ha ribadito la Cassazione. Nel blitz della Guardia di finanza di due anni fa, finì in manette anche il sindaco Giovanni Antonino, per un presunto scambio di tangenti con il costruttore. La decisione del gip Alcide Maritati, che ha respinto la richiesta di archiviazione dei pm secondo cui gli acquirenti erano consapevoli delle illegittimità intorno alla operazione, arriva dopo la denuncia presentata da 36 persone. Fra gli atti allegati dai legali Rosario Almiento, Francesco Silvestre e Vittorio Rina, figurano depliant e pagine pubblicitarie sul sito internet www. acquechiare. it (poi oscurato) che reclamizzavano la vendita degli immobili per uso residenziale. I querelanti si proclamano dunque vittime sia dellimprenditore che del notaio, gli unici che potevano sapere di eventuali violazioni allaccordo di programma con la Regione. Sia Romanazzi che Cafaro sono imputati infatti in un altro processo per lottizzazione abusiva, insieme allex ingegnere capo dellufficio urbanistica del comune di Brindisi, e al progettista. Il processo per corruzione invece, è finito con il patteggiamento a due mesi per Antonino, tutto prescritto invece per Romanazzi. Nellordinanza con cui dispone limputazione coatta, il gip scrive che il costruttore, in fase di trattativa contrattuale con gli acquirenti, propose materiale pubblicitario ingannevole, dallapparenza "differente da quella che era la realtà degli immobili venduti". Identica ipotesi accusatoria contro il notaio Cafaro, per "non aver chiaramente rappresentato, in qualità di pubblico ufficiale rogante, la reale natura degli immobili oggetto di compravendita, omettendo di esibire, e di farne prendere effettiva visione, agli acquirenti gli atti normativi di natura urbanistico edilizia". Dopo la decisione del gip, 103 proprietari di altrettanti immobili hanno presentato una richiesta di risarcimento pari a 50 milioni di euro contro Comune, Regione e società Acque chiare.