TAGLI ALLA CULTURA. Scure su 232, anche sul Vittoriale che è privato Il titolare dei Beni culturali: «Non condivido misure che colpiscono le eccellenze italiane» La cultura italiana è in rivolta per i tagli del contributo statale previsti nella manovra finanziaria per 232 istituti, fondazioni ed enti. Il grido d'allarme viene dagli istituti che vivono completamente di contributo statale, come il Centro sperimentale di cinematografia e la Cineteca nazionale. I tagli, spiega il presidente Francesco Alberoni, che lancia un appello al premier, «significano smettere di insegnare e produrre cinema e soprattutto di conservarlo, buttando a mare migliaia di titoli storici». Il direttore Marcello Foti si dice pronto alla mobilitazione. Una sponda viene dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi: «Condivido l'esigenza di una manovra che imponga sacrifici a tutti, ma non sono d'accordo con i tagli indiscriminati alla cultural specie se colpisce eccellenze italiane» e rilancia la necessità di riforme del settore. A serio rischio la Fondazione Rossini di Pesaro («abbiamo i conti in ordine, e non facciamo sprechi»), l'Istituto di studi filosofici di Napoli, il Museo storico della liberazione di Via Tasso a Roma. Nell'elenco anche l'Eti, l'ente teatrale italiano, la cui soppressione «comporta la cancellazione di una componente fondamentale del sistema dello spettacolo dal vivo in Italia». Nell'elenco dei tagli è inserito anche il Vittoriale, che è già privato e quindi «l'inserimento tra i 232 istituti che non riceveranno più fondi statali è curiosa e anche un pochino sgradevole», dice il presidente Giordano Bruno Guerri.
Istituti e fondazioni in rivolta. Il ministro Bondi: Hanno ragione
Il contributo statale per 232 istituti, fondazioni ed enti culturali è stato ridotto. I tagli colpiscono istituti che vivono di contributo statale, come il Centro sperimentale di cinematografia e la Cineteca nazionale. Il presidente Francesco Alberoni lancia un appello al premier, affermando che i tagli significano smettere di insegnare e produrre cinema. Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi condivide l'esigenza di una manovra che imponga sacrifici a tutti, ma non è d'accordo con i tagli indiscriminati. A rischio sono fondazioni e istituti come la Fondazione Rossini, l'Istituto di studi filosofici, il Museo storico della liberazione e l'Eti.
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