ROMA. Il mondo della cultura è in rivolta contro i tagli della manovra. E il ministro dei beni Culturali Sandro Bondi condivide le proteste: «Dico no a tagli indiscriminati che non possono essere decisi se non con il mio ministero». Bene i sacrifici per tutti, aggiunge, ma non la scure alla cieca, «specie se la lista degli istituti tagliati dal finanziamento pubblico contiene eccellenze italiane riconosciute nel mondo». Un tratto di penna, ad esempio, che cancella i finanziamenti al Centro Sperimentale di Cinematografia, ovvero passato, presente e futuro del cinema italiano. Sotto la scure della manovra, insieme ad altre 231 fondazioni, cade la scuola in cui si insegna a fare cinema, a produrlo, a conservarlo. «Storia e memoria della nostra cinematografia sono destinati a sparire», denuncia Francesco Alberoni, da otto anni presidente del Centro. Nell'allegato, spiega Alberoni, si legge che "lo Stato cessa di concorrere al finanziamento" ma poiché il nostro è il caso di una di quelle istituzioni che sono totalmente finanziate dallo Stato (10 milioni di euro, ndr) significherebbe sparire. E con noi la Cineteca Nazionale che conserva e restaura tutti i film italiani». Qualcosa che «equivale alla Scala di Milano, alla Biennale di Venezia o all'Accademia di Santa Cecilia di Roma, che ha 150 dipendenti, impegna 300 docenti e rappresenta uno dei primati italiani nel mondo». Alberoni si appella a Napolitano, come la Fondazione Rossini di Pesaro. Ed è allarme in Toscana, dove ad essere penalizzati sono il Gabinetto Vieusseux di Firenze, la Fondazione Rosselli, il Centro Piero Calamandrei, la Domus Galileiana. «Fondazioni culturali che assieme rappresentano l'identità nazionale - dice il vicepresidente del consiglio regionale Giuliano Fedeli - Per le oltre 200 fondazioni il taglio sarebbe di 30 milioni, pochi in confronto ai 25 miliardi di sacrifici ma vitali per gli studi e le ricerche che queste fondazioni svolgono». «Un po' di rassegnazione» da parte di Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci. «Rinunceremo a questi fondi (25mila euro, ndr), se necessario. Non so in base a quali criteri ci siamo noi e non altre 500 e più istituzioni».