CAPRI. Giornata nei fondali di Capri, alla scoperta dei tesori sommersi, per il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Giuliano Urbani (nella foto) che, im-mersosi a bordo di una mini-sommergibile, ha potuto vedere da vicino una delle prime scoperte e rilevazioni fatte da studiosi e tecnici che stanno lavorando al progetto "Archeomar" voluto dallo stesso dicastero. Sono tre i relitti di epoca romana, databili in un periodo risalente dal primo al quarto secolo dopo Cristo, scoperti nelle acque di Capri nell'ambito del progetto promosso con l'obiettivo di realizzare una mappatura dei siti archeologici sommersi di Puglia, Basilicata, Campania e Calabria (in tutto sono, fino ad ora, 58 i relitti individuati). Dai primi di agosto opera nelle acque dell'isola azzurra la nave "Minibex" attrezzata per ricerche sino a 600 metri di profondità. I ritrovamenti finora effettuati consistono in un carico di anfore tripolitane del primo secolo dopo Cristo, in un giacimento archeologico composto da cinque tipologie diverse di anfore impiegate per il trasporto e il commercio della frutta, anche queste del primo secolo dopo Cristo, e in tre anfore provenienti dalle coste tunisine che contenevano una salsa a base di pesce risalenti al quarto secolo dopo Cristo e venute alla luce a Ferragosto. È stato lo stesso Ministro a tracciare un primo bilancio del progetto "Archeomar" ieri mattina in un incontro con i giornalisti. Giuliano Urbani si è immerso a 120 metri di profondità, a bordo di un "sommergibile tascabile" (capace di ospitare solo chi lo manovra ed un'altra persona) di cui è dotata la nave di ricerca "Minibex", per osservare da vicino le anfore romane scoperte. Le scoperte ovviamente non sono solo quelle di Capri e faranno parte del censi-mento dei beni archeologici sommersi delle regioni del Mezzogiorno, con ritrovamenti in altri fondali anche risalenti all'epoca classica, medievale e moderna, navi delle guerre mondiali e perfino mine. «I rilievi in mare, iniziati il 1 aprile scorso, stanno impegnando la più imponente flotta e le più sofisticate strumentazioni mai utilizzate nel Mediterraneo per ricerche archeologiche» ha spiegato Urbani-. Il, progetto durerà 18 mesi per un investimento pari a 7,5 milioni di euro. «I dati che verranno raccolti - ha aggiunto il Ministro - costituiranno una banca dati che avrà il duplice scopo di migliorare le conoscenze scientifiche in campo archeologico e di incrementare la tutela dei tesori subacquei». Il progetto, che è stato affidato a otto imprese sulla base di una gara internazionale, prevede l'utilizzo di tecnologie all'avanguardia. Oltre i cento metri viene ad esempio utilizzato il mini-sommergibile "Remora" e ancora oltre i Rov, mezzi che consentono di lavorare fino a 610 metri di profondità. «Grande ricchezza di relitti - ha spiegato Giuliano Urbani - li ha offerti il mare della Puglia. Ma anche l'isola di Capri ha riservato grandi sorprese». Il Ministro dei Beni Culturali ha quindi illustrato, dopo l'immersione a 120 metri di profondità, i ritrovamenti effettuati nelle acque che circondano l'isola. Il primo relitto, il carico di anfore tripolitane del primo secolo dopo Cristo, giace su un fondale sabbioso ad una profondità di 92 metri. Un giacimento archeologico che si eleva dal fondale per oltre 3 metri è composto invece da almeno cinque tipologie di anfore differenti e per la quasi totalità di contenitori impiegati per il trasporto e il commercio della frutta, anche questi sono databili al primo secolo dopo Cristo. Infias la scoperta, avvenuta qualche giorno fa, delle anfore per contenere salse di pesce ritrovate sempre nei mari di Capri e riconducibili al quarto secolo.