Provvedimento brutale: riduzioni indiscriminate che "sparano" nel mucchio Per alcuni soggetti non sarà un problema, per altri potranno scattare anche licenziamenti se non la chiusura La scure dei tagli si abbatte sulla cultura. La manovra del governo azzera i finanziamenti statali a 231 enti, fondazioni e istituzioni, 33 dei quali toscani, ovvero uno ogni sette, il 14 del totale. Si va da piccoli soggetti a nomi altisonanti, come il Gabinetto Vieusseux di Firenze e lAccademia Chigiana di Siena, il Museo Stibbert e lAccademia delle arti del disegno, la Società Dantesca e la Fondazione Longhi, lIstituto di studi sul Rinascimento e la Fondazione Spadolini, lAccademia dei Fisiocritici e il Museo della storia della scienza. Si va da istituzioni per le quali il finanziamento statale rappresenta solo una parte del budget complessivo a soggetti che hanno lunica fonte di sostentamento nei soldi in arrivo da Roma. Per questi ultimi la sorte sembra segnata. «Dovranno chiudere, alcuni sono animati dal volontariato ma in altri casi ci sono posti di lavoro in pericolo» dice Giulietta Oberosler, sindacalista fiorentina della funzione pubblica della Cgil. Sono i termini e le modalità del taglio secco alla cultura, in totale una trentina di milioni, che provocano irritazione. Un colpo di scure dato in emergenza, indiscriminato, senza considerarne il valore specifico di chi lo subisce e le conseguenze. Suona brutale larticolo 7 comma 22 della manovra del governo. Stabilisce che «lo Stato cessa di concorrere al finanziamento degli enti, istituti, fondazioni e altri organismi indicato allallegato 3 (la lista dei 231 enti ndr) del presente decreto». Ma subito dopo la norma recupera il 30 di queste risorse per creare un fondo, «destinato alleventuale erogazione di contributi» agli stessi soggetti dellallegato 3 «che ne facciano documentata e motivata richiesta. Lerogazione del contributo è disposta con decreto del presidente del consiglio dei ministri di concerto con il ministro delleconomia e delle finanze». E così, subito dopo aver annientato i finanziamenti agli enti culturali, il governo regala il contentino di un budget assai ridotto che sarà discrezionalmente distribuito dal premier e dai suo uffici invece che dal ministero dei beni culturali e da suoi tecnici specializzati. «La bozza di decreto estromette dalla proprie competenze il ministero dei beni culturali e costringerà gli enti culturali a mettersi in fila con il piattino davanti al presidente del consiglio e al ministro delleconomia» protesta Franco Ceccuzzi, deputato senese del Pd e membro della Commissione finanze. «Il provvedimento - continua - penalizza la cultura e la musica in modo indiscriminato e non qualitativo. E un colpo durissimo soprattutto alla Toscana e in particolare a Firenze che sono il cuore della cultura italiana e per questo hanno un maggior numero di enti, grande qualità e superiori necessità rispetto ad altre zone del Paese». Voci di protesta anche dalla Regione Toscana. «Giù le mani dal Gabinetto Vieusseux e dalle altre fondazioni culturali» dice il vice presidente del consiglio regionale toscano Giuliano Fedeli. «La Toscana sarà penalizzata. Lazzeramento dei fondi per istituti come il Vieusseux, la Fondazione Rosselli, il Centro Piero Calamandrei, la Fondazione Domus Galileana ed altre, significa la chiusura di questi organismi, che sono ben amministrati e non hanno nessuna colpa del deficit dello Stato. Gli altri tagli, per oltre 10 miliardi di euro, ai bilanci di Regioni ed Enti locali, non permetteranno loro di sostituirsi allo Stato nel finanziamento degli istituti e delle fondazioni culturali. Tutti i parlamentari toscani si mobilitino». I tagli dellarticolo 7 comma 22 allegato 3 della manovra potrebbero non essere lultima brutta sorpresa per la cultura toscana. Lallegato 2 indica anche una serie di soppressioni con accorpamento ad altri enti. Su Firenze sembra esserci solo il caso dellIstituto di ottica applicata di Arcetri che perderà la propria soggettività giuridica e confluirà nel Cnr.