Consulente alle politiche culturali della Regione, lex assessore porrà Napoli al confronto con le grandi kermesse europee da Avignone a Edimburgo Alle semifinali del bando di gara cerano Genova, Milano e Venezia. Ma il nostro progetto vinse sugli altri perché convinse di più. Fu definito visionario, proposta che spiazza e incuriosisce Si è scelto di porre al centro degli investimenti il lavoro e la cultura loccupazione, gli insediamenti industriali, le eccellenze produttive del meridione dItalia La città è piena di annunci delle nuove iniziative spettacolari del "Napoli Teatro Festival Italia". Dal 4 al 29 giugno si susseguiranno trentacinque eventi di teatro, danza, musica... Eppure, in questo 2010, il Festival avrebbe dovuto spostarsi altrove, secondo lidea iniziale di un Festival itinerante, a scadenza biennale. Il fatto che sia rimasto a Napoli, è sicuramente un successo. Ne parliamo con Rachele Furfaro, presidente della Fondazione Campania dei Festival, che ha fortemente voluto questo risultato. «Il ministro Bondi, dopo il successo delle prime due edizioni - ci dice la Furfaro - ha confermato Napoli come sede permanente del Festival. Oggi, ogni città, ogni metropoli, a livello nazionale ed internazionale, gareggia nel mercato culturale globale riscoprendo le proprie vocazioni come motore di crescita per comporre la propria immagine identitaria. E Napoli si pone come "capitale internazionale del teatro", a conferma della forte tradizione che la contraddistingue». La passione di Rachele Furfaro per il teatro viene da lontano e ha un percorso singolare e originale. La sua esperienza organizzatrice inizia come educatrice in ambito scolastico, nella convinzione che la scuola si può fare in modo nuovo e motivante, proponendo soluzioni innovatrici ai molti problemi della scuola di base, dai servizi per la prima infanzia allimpellente necessità di far cambiare a molti insegnanti un modo di fare scuola che, spesso, è ripetitivo e antiquato. «La mia formazione è avvenuta in un istituto tenuto da suore - ricorda Rachele Furfaro - che si chiamava "Sanguinis Christi". Una scuola molto severa e repressiva, che mi ha invogliato a tentare nuove strade. Ho insegnato per alcuni anni nella scuola statale, ma anche qui continuavo a desiderare metodi pedagogici diversi. A trentatrè anni ho deciso di aprire una scuola mia e lho chiamata "Dalla parte dei Bambini". Tra i metodi dinsegnamento ho scelto anche il teatro. Ho seguito per un certo periodo il laboratorio "Cenci" tenuto da Franco Lorenzoni, che si poneva il compito di promuovere una cultura delle relazioni con particolare riferimento ai temi della consapevolezza di sé, della dimensione cognitiva, emotiva, corporea. Un metodo educativo basato sulla comunicazione dei sentimenti e delle emozioni tra spontaneità e controllo, tra meccanicità e gestione consapevole. A questo punto - conclude Rachele Furfaro - il teatro era già parte integrante della mia vita». La scuola ha una forte e significativa presenza in città. Nel 1997, su invito del sindaco Antonio Bassolino, la Furfaro accetta lincarico di assessore allEducazione del Comune di Napoli - un incarico amministrativo che, nel ruolo di assessore alla Cultura e ai progetti per linfanzia, le viene successivamente confermato dal sindaco Rosa Russo Iervolino. Intanto, dagli anni Novanta, Napoli vive unazione di riqualificazione del patrimonio culturale che versava in stato di degrado. Un esempio tra i tanti è Castel Nuovo: il cortile del castello, fino al 1994, veniva usato come parcheggio per auto; le sale, che oggi ospitano il Museo Civico, erano utilizzate come depositi. Accanto al progetto di riqualificazione dei siti monumentali, in quegli anni viene condotto anche un lavoro di riapertura dei luoghi dello spettacolo, e, tra le realizzazioni più importanti, bisogna almeno ricordare la nascita del Teatro Stabile di Napoli nel teatro Mercadante. Nascono anche sperimentazioni innovative, come i progetti Arrevuoto e Punta Corsara, entrambi con sede a Scampia, mettendo in rapporto le diverse anime che compongono Napoli: il centro e la periferia, la città storica e quella negata, abbandonata, separata. «È da questo percorso istituzionale - annota Rachele Furfaro - che muove i primi passi la Fondazione Campania dei Festival. Nel 2007, in qualità di consulente alle politiche culturali della Regione Campania, mi viene affidata la presidenza del Consiglio di amministrazione della Fondazione. In tre anni riusciamo a costruire una collaborazione con gli operatori culturali nazionali e con le più autorevoli istituzioni di altri Paesi. La Fondazione ha il compito di realizzare il primo festival nazionale del teatro, una occasione conquistata partecipando al bando emanato nel 2006 dal Ministero per i Beni e le attività culturali per confrontarsi con festival europei famosi come quello di Edimburgo o di Avignone». La competizione si presentava ardua. «Alle semifinali del bando di gara cerano Napoli, Genova, Milano e Venezia. Ma - racconta con soddisfazione Rachele Furfaro - il progetto napoletano vinse sugli altri perché convinse di più». "Un progetto visionario, una proposta che spiazza e incuriosisce" fu definito. Nel novembre del 2007 Renato Quaglia venne a lavorare a Napoli, per creare le premesse per un progetto pluriennale in grado di creare e consolidare strutture artistiche e di servizio, figure professionali, operatori, una rete di relazioni per dare nuovo impulso al sistema teatrale italiano e al sistema economico e produttivo di Napoli e della Campania. Oggi la Fondazione è una macchina organizzativa articolata, composta da professionisti e da giovani, uno staff tecnico-organizzativo di differenti saperi: teatrali, amministrativi, organizzativi, di promozione e di ospitalità che lavora durante tutto lanno. «La decisione che abbiamo preso in accordo con la direzione - chiarisce la Furfaro - è quella di non ospitare soltanto una sequenza di spettacoli, ma di essere un festival di creazione, che progetta e produce teatro, danza, musica. Accanto alle attività di spettacolo, cè poi qualcosa di cui sono molto orgogliosa: la digitalizzazione dellArchivio del Teatro della Ubulibri. Da 33 anni questa casa editrice produce Il Patalogo, annuario dello spettacolo italiano, su documentazione degli stessi teatri italiani. Sulle pagine del Patalogo arriva solo una parte di quella documentazione, mentre unaltra parte resta archiviata nelle stanze della casa editrice. Abbiamo chiesto a Franco Quadri di mettere a disposizione della Fondazione tutto il materiale documentario raccolto e abbiamo iniziato nel gennaio 2009 a digitalizzarlo. Alla fine avremo una sorta di Wikipedia prodotta dagli stessi teatri e compagnie italiane, consultabile da chiunque». Se passiamo a guardare il numero di spettatori che hanno seguito il festival, cè da rimanere stupefatti. Anche nel giugno 2008, con una città oppressa dallemergenza rifiuti, il festival è stato seguito da 45.000 spettatori in ventiquattro giorni di programmazione e in trenta diversi luoghi di rappresentazione. Ha coinvolto più di 2000 artisti provenienti da diciassette paesi e ha registrato quaranta debutti, di cui diciassette creazioni originali. «Nellultimo semestre del 2008 e nel primo trimestre del 2009 - aggiunge la Furfaro -, prima della seconda edizione, si è scelto di presentare il Festival in numerose capitali europee e del mondo (da Madrid a Berlino, da Parigi a New York a Singapore), forti dei rapporti con le rappresentanze delle istituzioni italiane allestero e delle relazioni consolidate con teatri, compagnie, artisti, con i quali si lavorava da mesi per stringere collaborazioni. Il festival ha inoltre partecipato alle fiere internazionali del turismo, in modo innovativo, con incontri e confronti tra artisti italiani e stranieri dal cui lavoro comune sono nate nuove produzioni che hanno espresso linterazione tra differenti culture. Da una ricerca sullimpatto economico, sociale e culturale del festival, commissionata nel 2008 allUniversità Luigi Bocconi e alla Federico II, è emerso che la componente di pubblico internazionale che ha partecipato alla manifestazione è del 15, un dato significativo per un festival che ha solo due anni di vita. « A tuttoggi, le iniziative realizzate in Italia e nel mondo nel biennio 20082009, hanno avuto più di 400.000 spettatori. «Si è scelto - conclude Rachele Furfaro - di porre al centro degli investimenti il lavoro e la cultura, loccupazione, gli insediamenti industriali, le eccellenze produttive dei territori del meridione dItalia, per tradurre finalmente in realtà concreta quegli slogan che per anni hanno indicato nella cultura, nei beni culturali e immateriali, una nuova industria di sviluppo. Tutto questo dimostra come si stia costruendo ogni giorno di più una nuova istituzione di produzione culturale, una nuova fabbrica che sta dando lavoro ma soprattutto prodotti innovativi, secondo modalità che industrialmente si definiscono ricerca e innovazione di processo e di prodotto».
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