Tutti i retroscena di un progetto sostenuto da una lobby che fa capo al ministro Bondi Viaggio nellantica "Città delle 100 ciminiere" che vive unambiziosa stagione di rinnovamento Il simbolo è il Maga, ma cè anche molto altro Si scorge in fondo a un viale, tra un parco, lantica pesa pubblica e il cimitero. Niente scongiuri. Entrate, invece. Prima di Modigliani, ammirate queste struggenti sculture liberty, questi superbi sepolcri déco. Raccontano epiche pagine di storia che incrociano la cronaca. Qui riposano i gallaratesi che fecero limpresa. Gli industriali che fabbricarono la "Città delle 100 ciminiere": tessili, meccaniche, aeronautiche. Una città (50 mila abitanti) che a occhio sembra ancora benestante, e però soffre la crisi. Molte ciminiere hanno smesso di sbuffare. La vicina Malpensa chissà se decollerà di nuovo. Ci vogliono nuove rotte. Il neonato museo - coi teatri restaurati e riaperti, con la nuova biblioteca in cantiere - è una delle uscite di sicurezza tracciate dal giovane sindaco Nicola Mucci. La strada che conduce, non senza qualche difficoltà causata da una segnaletica distratta, al piccolo Guggenheim della provincia lombarda, simbolo come a Bilbao di una scommessa di rinascita culturale ed economica fondata sullinedita vocazione turistica, in poco più di due mesi è stata percorsa da oltre trentamila persone. Una media di 500 al giorno. Più di mille durante i weekend. Sedotte, certo, dal nome blockbuster - il "mistico profano" Modigliani, protagonista della mostra che il 19 marzo ha inaugurato il museo - ma conquistato anche da molto altro. La spettacolare architettura, che nei mattoni rossi della facciata evoca Mario Botta, nel bianco dellatrio gli Arcimboldi di Vittorio Gregotti. Gli ottimi servizi: la caffetteria arredata dal divo spagnolo del design Martin Guixé, il bookshop gestito da Fabio Castelli di Artbook, la biblioteca, i laboratori didattici, la nursery alla quale i genitori in visita possono affidare i bambini. E la sorprendente collezione permanente, fonte di belle (ri) scoperte: un piccolo Grand Tour nel '900 italiano (e oltre), da Depero a Guttuso, da Munari a Vedova, fino allo Studio Azzurro. Gentile custode e severa vestale di questa collezione è Emma Zanella, la direttrice del Maga. Emma è la figlia di quel Silvio che nel 1950 inventò il Premio darte Gallarate, primo capitolo di questa storia. Dal Premio, frequentato dai migliori artisti italiani, nel 1966 nacque la Civica galleria, che oggi ha cambiato non solo la sede e il nome, ma anche la ragione sociale. Era comunale, ora è gestita da una Fondazione, di cui il Comune è socio col ministero dei Beni culturali e alcuni partner istituzionali e privati: Regione, Sea, Bpm e Yamamay, la dinamica azienda tessile che a dispetto del nome orientale (un baco da seta giapponese) è qui di Gallarate: «Sponsorizziamo già la squadra di volley femminile di Busto Arsizio che gioca in A1, siamo entrati nel board del Maga, con 170 mila euro lanno per tre anni, perché crediamo che questa operazione sia utile per il nostro territorio» dice la presidente Rina Garda. A proposito di presidenze, un retroscena. Per il Maga erano in lizza due big, Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio, convocati in Comune e richiesti di un progetto. Poi il sindaco, su suggerimento del ministro Bondi, ha scelto Angelo Crespi, un giornalista della confinante Busto Arsizio, ambizioso esponente della nouvelle vague della destra intellettuale, molto attivo sullasse romano-lombardo. Crespi ha diretto "il Domenicale" di Marcello DellUtri ed è consigliere di Bondi. La lobby politica che comanda, sostiene e orienta il museo (tutta del Pdl, la Lega non fa parte della giunta e mugugna che il museo costa troppo) comprende anche il discusso neo assessore alla cultura della Regione Massimo Buscemi, che è di Gallarate, e la di lui ex moglie Isabella Peroni, che di Gallarate è lassessore alla cultura. Il presidente Crespi loda il sindaco, «espressione della migliore cultura del Pdl», spiega che il nuovo museo è importante per la città «in questa fase di faticoso passaggio dal manifatturiero al terziario», avverte che il Maga dovrà imporsi «non solo sul fronte della conservazione ma anche della valorizzazione», nel segno del «marketing territoriale». Un linguaggio mutuato da Mario Resca, il manager ingaggiato dal ministro Bondi appunto per "valorizzare" i beni culturali, ma che suona lievemente stonato per la direttrice Zanella, espressione di tuttaltra cultura, più storica e filologica. Un altro retroscena: dalla (bella) mostra di Modigliani, sostenuta dal ministero (150 mila euro per le assicurazioni), da lei più subita che voluta, Zanella ha escluso 50 opere giudicate di dubbia autografia. Due anime battono nel cuore del Maga. Una più sensibile alle radici, laltra agli eventi. Per ora in fecondo connubio, sebbene scrutandosi con qualche sospetto. Il domani non può indovinarlo neanche una Maga. Intanto, comunque, chapeau a tutti. Avercelo a Milano, un museo così.
MILANO - Dai teatri al nuovo museo così la cultura sfida la crisi
Il comune di Gallarate ha inaugurato il nuovo museo del Maga, dedicato all'artista Modigliani. Il museo è stato realizzato grazie a una lobby politica che include il ministro Bondi e il sindaco Nicola Mucci. Il museo è stato costruito in un edificio storico e ospita una collezione permanente di opere d'arte italiane del '900, tra cui opere di Depero, Munari e Vedova. La direttrice del museo, Emma Zanella, è la figlia del Premio d'arte Gallarate e ha escluso 50 opere giudicate di dubbia autografia. Il museo è stato sostenuto dal ministero dei Beni culturali con 150 mila euro per le assicurazioni.
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