ROMA n ministro Urbani prende coraggio e denuncia: è troppo un taglio del 25 nel settore previsto dalla Finanziaria, dovremo chiudere gli Uffizi. E poi aggiunge di essere anche pronto alle dimissioni se non si cambia. «Con la logica dei tagli - dice il ministro si entrerebbe di fatto nella logica della progressiva chiusura di musei e siti archeologici... io sono disponibile a lavorare su progetti di sviluppo ma non intendo assistere impotente ad un suicidio». Subito l'opposizione si schiera; Urbani - osserva l'ex ministro Melandri - ha finalmente ammesso che «il Governo Berlusconi considera la cultura e le politiche culturali non una risorsa su cui investire, ma una ricchezza da depredare, vendere o svendere per far cassa». Però coglie subito l'opportunità: «Se il ministro saprà aggregare sulle battaglie a difesa delle politiche culturali i deputati della sua maggioranza, sappia che l'opposizione... sarà disponibile ancora una volta a fare la sua parte per rilanciare le politiche culturali in Italia». E anche il presidente dei Verdi Pecoraro Scanio, dopo aver denunciato che anche Urbani si è accorto della «mazzata» della prossima Finanziaria, rilancia: «Se il ministro vorrà arrivare fino in fondo alla sua denuncia dovrà appoggiare la nostra battaglia per ridurre i fondi per le spese militari per destinarli a servizi, cooperazione e beni culturali...». Giuseppe Giulietti dei Ds definisce giusta la preoccupazione del ministro e rivela che autore dell'emendamento-taglio dei fondi è un deputato della Lega, partito di maggioranza. Urbani, chiamato hi causa, risponde da Capri in maniera più distensiva: «Sono convinto che con la Finanziaria rimedieremo...». ; Appoggio ad Urbani arriva dalla direttrice degli Uffizi: il ministro - dice - ha ragione; il segretario deità Uil beni Culturali Gianfranco Cerasoli avverte: «Siamo sull'orlo del baratro».