ROMA - La lista «nera» della cultura resta, ma ora è meno lunga rispetto alla prima versione del testo. Londata di polemiche che nei giorni scorsi ha investito il governo per i previsti tagli ai contributi statali a vantaggio di 232 istituti, fondazioni ed enti culturali un primo effetto lo ha ottenuto. I tagli ci saranno, ma - grazie ad accorpamenti e risparmi di gestione - si va verso un elenco più ristretto dei soggetti coinvolti. Per conoscerne il numero si dovrà aspettare il varo finale del provvedimento, ma a manifestare contrarietà alle misure è stato lo stesso ministro ai Beni culturali Bondi che, pur dichiarandosi «in totale sintonia con Tremonti» ha detto che avrebbe preferito «concertare dove intervenire e in che modo farlo». «Mi rammarico che ciò non sia avvenuto», ha protestato. «Non sono daccordo con i tagli indiscriminati alla cultura, specie se la lista degli istituti tagliati dal finanziamento pubblico contiene eccellenze italiane riconosciute nel mondo. Le misure non possono essere decise se non con il mio ministero». Quanto agli altri provvedimenti messi in conto per contenere la spesa pubblica, è piena polemica sul caso insegnanti. Sembrerebbe, infatti, che la categoria risulti fra le più colpite: in attesa di conoscerne il testo finale della manovra si sa che per almeno 254 mila professori e maestri a partire dal gennaio prossimo partirà un blocco dello scatto danzianità triennale che costerà in media 1600 euro lanno. Poco più di 130 euro al mese: un mancato guadagno previsto dal contratto che la categoria non intende accettare. «Labbattimento di questo automatismo si riverserà sulle future pensioni e liquidazioni» avverte Michele Gentile, coordinatore della funzione pubblica Cgil, il sindacato che ha già dichiarato quattro ore di sciopero generale (probabilmente il 25 giugno) contro le decisioni del governo. Il fatto è che al contrario dei magistrati - anchessi colpiti da provvedimenti simili, ma che hanno poi ottenuto un parziale recupero delle cifre tagliate - per gli insegnanti non si vedono modifiche allorizzonte. Cè solo un generico impegno del governo a ridiscuterne, ma solo per quanto riguarda le liquidazioni, nel 2014. Gli insegnanti non intendono rinunciare ai margini di discussione, anche perché, in altri casi, si sono già registrate modifiche che hanno diluito la pesantezza di provvedimenti. Il governo per esempio ha fatto marcia indietro sulloriginario blocco della liquidazione degli statali. Una prima stesura del testo prevedeva che, per le buonuscite superiori ai 24 mila euro, fosse prevista una ripartizione fino a tre rate annuali. Praticamente il blocco riguardava chiunque avesse maturato i requisiti richiesti per la pensione. In un secondo tempo il tetto è stato elevato ai 90 mila euro. «Un margine ancora troppo alto - avverte la Cgil - perché oltre a quadri e dirigenti, coinvolge chi lavora nello Stato con una retribuzione che, dopo anni di lavoro, può aver raggiunto sì e no i duemila euro».
TAGLI - Cultura, Bondi contro Tremonti. "No a tagli indiscriminati". Ma la stangata sarà meno dura
Il governo ha presentato una lista nera della cultura, che prevede tagli ai contributi statali per 232 istituti, fondazioni ed enti culturali. Il ministro ai Beni culturali, Bondi, ha espresso contrarietà alle misure, ma ha detto di aver preferito concertare dove intervenire. La lista degli istituti tagliati è stata ridotta grazie ad accorpamenti e risparmi di gestione. Altre misure per contenere la spesa pubblica includono tagli per gli insegnanti, che potrebbero perdere il blocco dello scatto danzianità triennale e il mancato guadagno previsto dal contratto. La Cgil ha dichiarato quattro ore di sciopero generale contro le decisioni del governo.
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