Lassociazione Ex Lavanderia: no alle speculazioni edilizie "Il Santa Maria della Pietà deve tornare ai romani" Nella struttura, oggi chiusa, lantico chiostro è il più grande di Roma Un organo del '700 e preziosi dipinti Lassociazione "Mica aurea", formata da studiosi e abitanti, lancia un appello alla Soprintendenza «Non sfrattateci. Siamo personaggi in cerca di casa». I fondatori dellassociazione Ex Lavanderia, che occupa uno dei 35 padiglioni del Santa Maria della Pietà finito al centro di una querelle tra Sapienza e Regione, vogliono difendere la destinazione culturale dellex manicomio e riaffermare il loro diritto a esistere. E per farlo hanno inscenato, sotto la sede di Repubblica, una conferenza stampa "creativa" e in maschera, per ribadire che con la retromarcia delluniversità lassociazione non centra nulla. Anzi, spiega Massimiliano Taggi, «sono anni che denunciamo i falsi interessi pubblici su quellarea che non permettono di crearvi un grande polo culturale. Noi chiediamo che gli 8 padiglioni rifiutati dalla Sapienza non finiscano in un giro di speculazione edilizia, ma siano riqualificati per ospitare mostre, spettacoli teatrali e associazioni». Vestiti da sposi, clown, attori, malati psichiatrici, aspiranti suicidi e pazzi, i soci dellEx Lavanderia, assieme a residenti, medici e studenti, hanno raccontato - una sorta di spettacolo improvvisato - le vite che ogni giorno, dallinizio del 900 a oggi, hanno abitato il Santa Maria della Pietà. «Un edificio dalle tante anime - prosegue Taggi - che sarebbe ora tornasse ai cittadini con il ripristino degli ostelli ristrutturati per il Giubileo, un parco, padiglioni per le associazioni già esistenti, una mensa pubblica, spazi per la cultura e lo spostamento di quel che resta del XIX municipio». Una vertenza, quella per luso pubblico dellex manicomio, che finirà ora anche in un "libro bianco" che ripercorre progetti e ostacoli incontrati nella realizzazione sia del polo universitario che di quello sanitario. LAURA SERLONI Un tesoro da salvare. Celato dietro anonime mura, il monastero trasteverino di San Cosimato, sulla piazza omonima, è un patrimonio storico e architettonico di pregio ma spesso dimenticato. Ora grazie al lavoro dellassociazione "Mica Aurea", formata da studiosi e residenti del rione, vuole tornare allo scoperto. «Sono luoghi preziosi e unici - racconta Gemma Guerrini Ferri, promotrice delliniziativa - il nostro lavoro parte proprio dalla chiesa dei santi Cosma e Damiano che è stata troppo a lungo trascurata e che ha bisogno di un intervento di recupero e di restauro. Poi gli spazi, nel rispetto della loro memoria storica, devono essere ristrutturati per le esigenze del nuovo presidio sanitario». Salvare San Cosimato. È dunque questo lappello alla Soprintendenza statale affinché possa prendere in cura questo pezzo di storia di Roma. Una struttura monastica poco conosciuta che è però «un caso di sintesi di storia architettonica», sottolineano Karin Bull Simonsen Einaudi e Joan Barclay Lloyd che hanno partecipato alla due giorni (ieri e oggi) del convegno "Santi Chosm e Damiano el suo bel monasterio San Cosimato oggi, ieri e domani". Una struttura composta da edifici medioevali e del Quattrocento nella quale si sono conservati resti della chiesa e del chiostro benedettini, dove sopravvive il duecentesco convento delle Clarisse e il campanile fatto costruire da Sisto IV. Il complesso, oggi chiuso, accoglie lospedale Nuovo Regina Margherita che funge da presidio sanitario di zona. È proprio da questa convivenza tra antico e moderno che parte la rinascita del monastero ai piedi del Gianicolo. «Siamo al cospetto del chiostro medioevale più grande di Roma - continua Ferri - un vero spreco non riqualificarlo e donarlo alla città. Nel corso dei nostri sopralluoghi abbiamo scoperto anche un organo del Settecento, poi sono racchiusi in questo gioiello delle tele della scuola del Pinturicchio e cè il prezioso portale di Andrea Bregno. Un patrimonio unico per Roma e la grande sfida è quella di aprirlo di nuovo a residenti e turisti». Proprio per questo sarà creato un osservatorio permanente su San Cosimato per continuare a parlare di quello che è un esempio di chiesa rinascimentale. A sostegno delliniziativa dellassociazione "Mica Aurea" sono intervenuti molti studiosi, diplomatici, architetti, archeologici, storici della scrittura, della decorazione e del manoscritto che in due giorni hanno fatto il punto sul monastero. Il convento è sopravvissuto nel corso di secoli a molte demolizioni e successive ricostruzioni che ne hanno però formato limpianto attuale. Un viaggio nel cuore di San Cosimato dalla sua nascita fino allevoluzione in epoca napoleonica, dall"occupazione" delle Clarisse alle lettere di suor Orsola Formicini che nella seconda metà del '500 ricostruì la storia del convento, trascrivendo di sua mano tutti i documenti e le memorie che sono arrivate fino ai nostri giorni.