Una discesa a 120 metri di profondità a bordo di un «sommergibile tascabile» capace di ospitare solo chi lo manovra e un'altra persona. È in questo originarissimo modo che il ministro per i Beni e delle attività culturali, Giuliano Urbani, ha inaugurato a Capri una giornata dedicata al progetto Archeomar. Un'iniziativa ambiziosa che, grazie alle risorse attribuite al ministero di via del Collegio Romano dalla legge 2642002, vuole censire gli infiniti tesori archeologici nascosti nei mari delle regioni del sud Italia. Ma il progetto, cominciato lo scorso 1 aprile, oltre allo scopo di «scoprire», «mappare» e «catalogare» l'immenso patrimonio sottomarino si prefigge anche l'obiettivo di riqualificare il turismo nel Mezzogiorno. «I siti documentati e posizionati fino ad oggi - ha spiegato Urbani tracciando un primo bilancio del progetto - sono 37 nella regione Campania e altrettanti in Puglia.» Le ricerche che dureranno 18 mesi porteranno alla luce tesori di epoca classica e medievale ma anche moderna, come le navi delle guerre mondiali e perfino mine. «I rilievi in mare - prosegue Urbani - stanno impegnando la più imponente flotta, e le più sofisticate strumentazioni mai utilizzate nel Mediterraneo per ricerche archeologiche.» La flotta Archeomar si compone di ben tre navi oceanografiche attrezzate con laboratori in grado di effettuare le più complesse analisi di geologia marina; strumenti all'infrarosso e al laser, sonde, sistemi topografici satellitari. E ancora tre unità minori per rilievi in acque poco profonde, tre veicoli da immersione per ricerche filoguidate (rov) e un minisottomarino Remora, quello appunto con cui si è immerso il ministro Urbani, in grado di effettuare esplorazioni fino alla profondità di 610 metri. Delle 8 ditte che partecipano al progetto Archeomar, 7 sono italiane ed una di Marsiglia. L'equipe di studiosi e tecnici coinvolti avrà il compito di raccogliere le informazioni e formare una banca dati che sarà utile per migliorare le conoscenze scientifiche nel campo archeologico e incrementare la tutela dei tesori sommersi. Una volta terminata la raccolta dei dati, il ministero per i Beni e le attività culturali li metterà a disposizione con tutti gli organi deputati al controllo delle acque: Arma dei carabinieri, Guardia di finanza, capitanerie di porto e guardia. Nella sua discesa sottomarina, a bordo del mini «sub», il ministro ha avuto il privilegio di vedere da vicino uno dei primi ritrovamenti fatti dal gruppo di lavoro che opera a bordo della nave Minibex. Il «tesoro» subacquei nascosto nelle acque partenopee si compone di un carico di anfore tripolitane, un giacimento archeologico composto da cinque tipologie diverse di anfore impiegate per il trasporto e il commercio della frutta del primo secolo dopo Cristo e altre tre anfore provenienti dalle coste tunisine del quarto secolo dopo Cristo.