Perché l'Italia riprenda a vivere con l'attenzione al bello A che cosa serve l'arte in tempo di crisi? Questo pensiero si sarà formato, spero nella testa di molti l'altro giorno. I media annunciavano nelle stesse ore il dispiegamento di una manovra finanziaria dolente per tanti e l'annuncio dell'apertura di uno stragrande museo d'arte contemporanea in Roma. La manovra chiede sacrifici, eppure il grande museo portato a termine per merito di questo governo e grazie al lavoro ininterrotto di una pattuglia di governi precedenti di diverso colore, costa gran mole di pubblico denaro. Uno spreco? E' una incongruenza il fatto che una così grande opera - Maxxi è il suo nome, a metà tra l'altisonante e il nome simpatico quasi da gelato - progettata in tempi in cui non si parlava di crisi si inauguri in giorni di dura prova per tutta Europa? E' giusto, dunque, occuparsi d'arte in tempi di crisi? La questione è urgente, e riguarda il nostro Paese in modo radicale. Noi, infatti, siamo il Paese dell'arte, per storia e per gli occhi di tutto il mondo. E' perciò motivo d'orgoglio che in tali frangenti difficili si realizzi, qui, una così importante struttura per la cura dell'arte del presente e del futuro. In questa costruzione elaborata e suggestiva, in quelle spirali c'è come la supplica, l'inginocchiamento e lo slancio che l'Italia volge a se stessa: sii Italia ancora, sii nel mondo il posto più vivo di attenzione al bello che lotta contro ogni malora. È una vocazione che non si intende lasciar perdere. Anche in altri luoghi che paiono meno inclini all' arte nonostante la dura crisi ci sono segni di questa volontà, o meglio commozione che diviene cura, edificio, spazio: ad esempio avviene a Gallarate con la nascita del Museo nuovo Maga, o con la mostra struggente dei monumenti funebri dal titolo Luce sulle tenebre del grande cimitero detto Certosa a Bologna. L'arte aiuta nei periodi di crisi perché la vera arte, lei, è sempre dentro la crisi. Nel senso che ogni opera d'arte nasce e porta l'uomo nelle questioni vere di fronte a cui entrare in crisi , ovvero vagliare senza riparo il proprio cuore e il proprio pensiero. L'arte autentica ci chiama a vagliare quali sono i nostri pensieri e il nostro sentire. Le nostre visioni. E solo da una messa in crisi profonda e interiore si potrà uscire dalla crisi economica e dal generale avvilimento dei cuori. Quell'avvilimento che insidia l'Italia e non sarà certo sconfitto da una manovra finanziaria. Suscitando l'esperienza della bellezza l'opera d'arte può invitare l'uomo a edificare la vita e la società per il meglio. La presenza di capolavori nelle nostre piazze e nelle strade induceva e ancora induce le persone a migliorare la vita. Quando furono edificati il Duomo di Milano o di Parma o di Orvieto, gli italiani non se la passavano meglio di ora, anzi. Ma fu anche la luce concreta, la luce materiale per così dire di quelle opere a dare luce alla fatica dei tanti che le osservavano, passando curvi sotto i propri lavori. Quegli splendidi frutti di geniali fatiche motivavano il valore profondo del faticare di tutti. C'è molta arte contemporanea bellissima, e di provocazione al meglio. Non sia dunque un museo dove esibire la vanità di alcuni degli innumerevoli truffatori (tra critici e artisti) che spacciano per arte le loro esauste ironie, o il vano intrattenimento per ricchi annoiati. Perché allora sì, si tratterebbe di una coincidenza inquietante. E una irresponsabilità che non si perdona. Avete fatto il museo, il contenitore anch'esso già opera d'arte. Bene, bellissimo segno per l'Italia. Ora metteteci dentro opere che non siano un'offesa alla fatica di tutti.