Gentile direttore, le scrivo per conto dell'On. Vittorio Sgarbi in merito all'articolo "Sgarbi e un'altra morte (dell'arte) a Venezia", chiedendole di pubblicare le seguenti dichiarazioni. «In primo luogo il prof. Sgarbi non ha assolutamente rilasciato dichiarazioni farneticanti in ordine alla sua nomina a soprintendente del Polo Museale di Venezia. Inoltre, il Ministro Bondi, proprio perché capace e competente, ha conferito allo stesso Sgarbi anche l'incarico di occuparsi di tutti i musei veneziani. Ancora, non corrisponde al vero che le ultime nomine del critico ferrarese non abbiano prodotto risultati concreti, come anche altamente lesivi - e non rientranti nell'esimente del diritto di critica - risultano i giudizi del Bonami relativi ad asseriti danni che Sgarbi avrebbe provocato quando era sottosegretario del Ministro Urbani, o quando era assessore alla cultura del Comune di Milano, o quando, infine, era sovrintendente regionale in Veneto. In particolare, il sig. Bonami, in quest'ultimo caso, ha violato financo il diritto di cronaca non rispettando nemmeno il decalogo del perfetto giornalista (art. 2 della legge n. 691963). Infatti il predetto, riportando la notizia in senso distorto, ha ingenerato nell'ignaro lettore solo confusione riferendo falsamente che Sgarbi - quando era soprintendente in Veneto - aveva provocato danni, omettendo maliziosamente di evidenziare, tuttavia, che il Mibac, non si era costituito parte civile nel relativo procedimento penale per truffa proprio perché non aveva subito alcun danno; nello specifico il Ministero si era avvantaggiato della pregevole opera di catalogazione eseguita da Sgarbi in occasione del ritrovamento dei dipinti nelle Chiese di Lendinosa [sic] e di Rovigo, presso cui era stato distaccato per diversi anni per stesso volere dello Soprintendenza. Per tali ragioni il Ministero - oltre a non aver subito danni - aveva di fatto aumentato il proprio patrimonio artistico e culturale grazie proprio all'apporto del funzionario Sgarbi, tanto che all'epoca furono gli stessi responsabili del Ministero a consigliargli di continuare ad essere distaccato in quanto tutto era a posto e di non rientrare al lavoro (sul punto, lo stesso Tribunale di Venezia, ravvisando eventuali abusi da parte dei membri del Ministero, nella stessa sentenza di condanna, inviava gli atti alla Procura di Roma, onde verificare eventuali abusi commessi dai soggetti preposti, i quali -per gran parte delle assenze contestate dal pm Maturi nel capo di imputazione- avevano, di fatto, indotto in errore lo stesso Sgarbi, che in effetti nella stessa sentenza veniva prosciolto per le assenze dal 13 gennaio 1990 al maggio 1990; in ogni caso dopo due anni di indagini sia la Procura di Roma, sia il GIP archiviavano la notizia di reato, evidenziando che tutto era regolare, e che Sgarbi - con le sue pregevoli scoperte - aveva finito per arricchire il patrimonio storico, artistico e culturale italiano). Ma vi è di più. Nel relativo procedimento disciplinare - instauratosi dopo la conferma della condanna da parte della Cassazione - il Ministero aveva applicato a Sgarbi solo la sospensione dello stipendio per giorni 10, sia perché l'aspettativa richiesta dal dipendente Sgarbi - per motivi di famiglia, prima, e per motivi di salute, dopo - non aveva causato alcun danno per l'erario, in quanto tale istanza non aveva comportato corresponsione della retribuzione (v. pagina 6 del provvedimento del Mibac del 29 settembre 1997) e sia «in considerazione degli indiscutibili meriti scientifici dell'interessato e del vivo e sincero interesse sempre e comunque dal medesimo manifestato nei confronti della tutela del patrimonio culturale italiano» (v. provvedimento citato). In ordine poi alla nomina di Sgarbi a Commissario per il Padiglione Italia, ulteriormente diffamatoria è, altresì, la frase «questa scandalosa e scriteriata nomina è stata avallata», la quale non rispetta la continenza delle forme espressive. Infine, profondamente lesivo risulta anche l'accostamento suggestivo - e tendente solo a colpire Sgarbi sul piano individuale e professionale - contenuto nelle frasi di chiusura dell'articolo de quo: «Tanto, peggio di così non può andare. Anzi no, potrebbe andare peggio. Berlusconi potrebbe decidere di mettere Sgarbi al posto di Bondi. Ma vogliamo sperare che il Cavaliere non continui a essere errante, cioè a sbagliare, passando da Scajola alla scalogna, da Verdini a nomine tragicomiche come in un film di Verdone», paragonando così Sgarbi a Scajola o a Verdini, in ogni caso a soggetti diversi dallo Sgarbi medesimo sia per storia, sia cultura e sia per altro.
Venezia e Mibac Sgarbi's version
Il critico d'arte Vittorio Sgarbi ha ricevuto una serie di accuse di diffamazione per un articolo di un giornale. Sgarbi ha negato di aver rilasciato dichiarazioni farneticanti e ha chiesto al direttore del giornale di pubblicare le sue dichiarazioni. Ha anche contestato le accuse del ministro Bondi, che lo ha accusato di aver provocato danni all'arte e alla cultura. Sgarbi ha affermato che il ministro ha violato il diritto di cronaca e ha omesso di evidenziare che il Mibac non si era costituito parte civile nel procedimento penale per truffa.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo