Roberto Di Lauro, presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn La via della riduzione dei costi è già intrapresa con la dimuzione dei consiglieri nel cda NAPOLI Tre premi Nobel per la Stazione Zoologica Anton Dohrn. Renato Dulbecco, Gerald Edelmann e Torsten Wiesel hanno già firmato ieri pomeriggio la petizione per scongiurare la soppressione dell'Acquario e l'accorpamento dello stesso al ministero dell'Università. Intanto, il presidente Roberto Di Lauro, dal 1991 in seno alla struttura, lancia un annuncio a effetto: «Sono disposto a dimezzarmi lo stipendio, se occorre un segnale di rigore. La Stazione Zoologica, però, non deve scomparire». L'Acquario è uno degli enti che la manovra del ministro Tremonti prevede di sopprimere, incorporandolo al Ministero dell'università e della ricerca scientifica. Ricerca La Stazione zoologica Dohrn è in una rete internazionale di ricerca sul mare che comprende 13 istituzioni Professore, lei quanto guadagna? «Cinquemila euro netti al mese. Quanto un docente universitario. Costo complessivamente alla struttura 130 mila euro circa all'anno. Non mi pare uno scandalo. Tuttavia, se occorre, mi impegno a decurtare il mio compenso del 50». La Stazione zoologica ha un presidente, un direttore e sette consiglieri di amministrazione. Non le paiono troppi? «I consiglieri percepiscono solo un gettone di presenza, che ammonta a 30 euro a seduta. Peraltro, c'è un progetto di riordino del Miur che prevede che il consiglio sarà formato da sole tre persone, presidente compreso. Insomma, la via della riduzione dei costi è già intrapresa. Cosa diversa è sopprimere l'unico ente pubblico di ricerca che abbia sede nel Mezzogiorno, come pare voglia fare Tremonti». A quanto ammonta il bilancio dell'Acquario e quanti sono i dipendenti? «Tredici milioni di euro ogni dodici mesi. I dipendenti sono 130 circa, senza considerare dottorandi e assegnisti». Se non è solo una questione di poltrone e di potentati locali, come invece ha sostenuto il parlamentare Paolo Russo in una recente intervista, cosa la preoccupa dell'accorpamento della Stazione zoologica al ministero? «Il Miur non ha raggruppamenti tecnici che svolgano attività di ricerca. Di fatto, c'è il rischio che sia abolita l'attività di ricerca della Stazione zoologica e che i dipendenti diventino personale del ministero, quasi fossero amministrativi». Professore, c'è chi ha sostenuto che la sua nomina sia stata voluta dal centro sinistra. Si sente vittima, ora, dello spoil system? «La migliore risposta alle critiche sono i progetti realizzati. La Stazione zoologica è in una rete internazionale di ricerca sul mare che comprende 13 istituzioni europee. Siamo i capofila. C'è un finanziamento di 4 milioni di euro da parte dell'Unione europea». In che modo l'assorbimento della Stazione zoologica da parte del ministero potrebbe pregiudicare questo progetto? «Questa infrastruttura potrebbe diventare un organismo di ricerca europea con sede a Napoli. Per risparmiare mille lire, mi si passi l'espressione, si rischia di buttare il bambino con l'acqua sporca». Professore, già nel 2009, a febbraio, Tremonti inviò i suoi ispettori alla Stazione zoologica. E' ipotizzabile che la loro relazione abbia indotto il ministro a includere l'Acquario tra gli enti da sopprimere? «Inviterei chi parla di sprechi e di potentati locali ad esibire documenti, a citare esempi».