Dopo la decisione del tar, la giunta comunale ha approvato una nuova delibera. L'assessore regionale Marylin Fusco: «In 4 mesi sarà tutto sistemato» «LA CITTÀ DEVE SAPERE che non è in balìa delle sentenze del Tar. Per questo mi assumo, come sindaco, la responsabilità di mandare avanti normalmente l'attività edilizia, interpretando nella maniera meno restrittiva il pronunciamento del tribunale amministrativo. Nel frattempo la situazione sarà sanata sul piano giuridico». È una strategia su più fronti, lunga, complessa e piuttosto rischiosa, quella messa a punto dal sindaco Marta Vincenzi per affrontare la bufera politica, economica e amministrativa legata all'annullamento del Piano urbanistico comunale. La delicatissima partita, che durerà alcuni mesi, si gioca appunto su tre tavoli. Da una parte, Palazzo Tursi intende sanare, «facendo appello a tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione», i vizi procedurali che, di recente, hanno indotto la prima sezione del Tar Liguria (presidente Santo Balba) ad annullare il Puc del 2000. Una decisione-choc assunta sulla base del ricorso di 19 cittadini contro la realizzazione di una palazzina tra via Bosio e via Pirandello, ad Albaro. A tale proposito il sindaco ha commentato a caldo: «Si è usata la bomba atomica per ammazzare un innocuo moscerino». Detto questo, la giunta ha comunque deciso di risolvere una volta per tutte il problema del vecchio Puc che fu approvato dieci anni fa seguendo un iter giudicato più volte illegittimo, per scarsa trasparenza, dal Tar e finito anche nel mirino del Consiglio di Stato. Una debolezza che ha esposto il Comune a una raffica di ricorsi, quasi tutti persi, su pratiche urbanistiche spinose. A partire da quello della società Panorama (gruppo Pam) che, nel 2003, ha ottenuto il diritto di realizzare un centro commerciale nelle ex Fonderie di Multedo. Si tratta, adesso, di riavvolgere il nastro. Nel 2000 il Puc fu, in pratica, adottato dal Comune con le prescrizioni della Regione senza dare la possibilità ai cittadini di esprimere, come prevede la legge, le proprie osservazioni. «Ora per allora - spiega il sindaco ritorniamo indietro a quel punto e saniamo la situazione». Come? Ieri la giunta ha approvato, in seduta straordinaria, la delibera di approvazione del Puc con le vecchie modifiche regionali: martedì prossimo il documento passerà al vaglio del consiglio comunale che dovrebbe dare l'assenso definitivo. Dopodiché scatterà la pubblicazione dell'atto, per 60 o 90 giorni (a seconda della normativa cui si farà riferimento): durante questo periodo si raccoglieranno le osservazioni. Poi ci saranno le controdeduzioni della giunta e, infine, il Puc potrà essere ratificato dalla giunta regionale. A quel punto, teoricamente, il rischio di nuovi ricorsi dovrebbe essere scongiurato per sempre. Nello stesso tempo, il Comune farà ricorso al Consiglio di Stato per chiedere la sospensione e successivamente l'annullamento della sentenza del Tar. Ma il processo non sarà indolore. Innanzitutto per via dei tempi lunghi: «Contiamo di concludere l'iter nel giro di 4 mesi», dice Marylin Fusco, assessore regionale all'Urbanistica e capogruppo Idv in Sala Rossa. Quattro mesi non sono pochi, anche se il sindaco assicura che «nel frattempo la città non resterà bloccata». «Lo dirò, lunedì, anche alle categorie economiche», aggiunge Vincenzi. Resta da vedere se le imprese accetteranno comunque di investire in questo quadro giuridicamente incerto. Poi c'è il nodo politico. Sulla carta, la maggioranza fa quadrato attorno al sindaco, anche per il timore che resti in vigore il vecchio Piano regolatore del 1980 subentrato automaticamente al Puc annullato. Al voto, però, le brutte sorprese sono sempre in agguato. Un'altra incognita è rappresentata dalle osservazioni "esterne". Vincenzi mastica amaro e punta, ancora una volta, il dito - senza mai citarlo - contro il predecessore, Giuseppe Pericu. «Nel 2000 - dice il sindaco - si seguì un iter non legittimo, per fare in fretta, per leggerezza o magari sperando che nessuno se ne sarebbe mai accorto. Ma le regole non devono mai essere by-passate. Le conseguenze posso essere disastrose, con costi altissimi a carico di tutti». 29052010 «sentenza rozza e malfattanon può bloccare tutto il piano» parla paolo tomiolo, urbanista del comune «QUESTA È UNA SENTENZA mal fatta, assolutamente rozza nella sua espressione e che lascia davvero perplessi». Paolo Tomiolo, responsabile del Settore urbanistico del Comune, lascia da parte la diplomazia di fronte alla decisione del Tar Liguria che ha messo sotto assedio i propri uffici e bloccato la politica di cambiamento della città che la giunta Vincenzi sta faticosamente portando avanti da tre anni. Tomiolo affianca in queste ore il sindaco nell'arduo compito di sanare le irregolarità formali all'orgine dell'annullamento del Puc con l'obiettivo di ripristinarlo al più presto. E non lesina critiche ai giudici che hanno firmato il clamoroso provvedimento. Tomiolo, una sentenza sbagliata? «Non ci sono dubbi. Ha perfettamente ragione il sindaco quando dice che si è usata una bomba atomica per far fuori un moscerino». Tutto nasce da un ricorso al Tar contro il permesso, rilasciato dal Comune, a costruire una palazzina ad Albaro. «Sì. In quel ricorso erano inseriti 27 possibili motivi di revoca del titolo edilizio. Ebbene, è stato scelto proprio quello meno pertinente e dagli effetti più devastanti. Sorge il sospetto che il giudice non abbia trovato altri motivi fondati (il che non mi stupisce perché il progetto di Albaro è perfettamente legittimo) e abbia scelto la via più comoda». Per quale ragione? «Onestamente non lo so». La giunta, però, ha avviato un percorso per correggere i vizi formali che avrebbero caratterizzato l'approvazione del Piano urbanistico comunale nel 2000: non significa riconoscere implicitamente le ragioni del Tar? «No. Nella delibera di adozione del Puc approvata oggi (ieri, ndr) in giunta e che porteremo martedì in consiglio comunale, premettiamo di non condividere la sentenza. Infatti ci appelliamo al Consiglio di Stato». Dunque perché la sanatoria? «Per mettere fine una volta per tutte a questo stillicidio di ricorsi». Già, il primo è stato quello di Panorama. Perché la giunta Pericu non fece allora quello che la giunta Vincenzi si appresta a fare oggi? «Forse perché la sentenza del 2003 era più chiara: si capiva che l'annullamento riguardava solo la parte del Puc oggetto del ricorso e non tutto il piano. Il che, secondo l'interpretazione dei nostri legali e di quelli della Regione, vale anche per il caso attuale». V. G. 29052010 I costruttori:«Sono a rischio70 milioni al mese» le reazioni nel mondo economico Preoccupati anche i sindacati degli edili emanuele rossiPIÙ CHE «Una bomba atomica lanciata su un moscerino», come l'ha definita il sindaco Marta Vincenzi, la sentenza del Tar che di fatto blocca il Puc, per le categorie che ruotano intorno all'edilizia a Genova, è una mazzata su un settore già messo a dura prova dalla crisi economica. Per una volta, associazioni dei costruttori e sindacati sono d'accordo: se lo stop totale a tutti i permessi edilizi durerà troppo, i danni saranno difficilmente recuperabili. «Nei vari cantieri aperti su Genova, nel 2009, hanno lavorato 12.100 persone - spiega Roberto Botto della Feneal-Uil Liguria - un dato che già andrebbe ridotto del 5, circa 600 lavoratori, per il calo di occupati conseguenza della crisi. Siamo in stagnazione, la cassa integrazione ha avuto una crescita esponenziale e la ripresa tarda ad arrivare». Il settore delle costruzioni ha pagato dazio più di altri, proprio per questo, secondo gli operatori, i grossi cantieri strettamente legati al piano urbanistico sono vitali per l'edilizia. Ancora Botto: «Non voglio entrare nel merito della sentenza, è ancora presto per valutare le possibili ricadute sull'occupazione - è la premessa - ma se sono a rischio i lavori spalmati su un arco di tempo ampio, con tempi di cantierizzazione lunghi come quelli della Gronda, del nuovo Lido, degli Erzelli, del Galliera... Beh, è evidente che per noi non può essere una buona notizia. Bisogna vedere nello specifico quali tipologie di lavori sono davvero a rischio». La speranza, comunque, è che una soluzione si trovi in fretta e secondo Botto «non può essere che una soluzione politica». Una rapida via d'uscita dall'impasse è ciò che chiedono anche gli imprenditori che hanno investito in progetti che coinvolgono il Comune. È palpabile la preoccupazione tra i vertici di Assedil, associazione dei costruttori della provincia di Genova: «Il settore delle costruzioni vale il 6 del pil annuo della città, dai dati del 2007 è quantificabile in circa un miliardo di euro, anche se probabilmente questa cifra va rivista al netto della crisi». Secondo un rappresentante di Assedil lo stop può avere un impatto quantificabile intorno ai 70 milioni di euro al mese. Il che va a influire su un quadro già grigio: «Dai dati Unioncamere, nel 2009 abbiamo avuto un calo degli investimenti del 64 sull'edilizia non residenziale e del 23 su quella residenziale». Per quantificare i ritardi che potrebbe causare la sentenza, i dati di Assedil parlano di 302 pratiche da liquidare da luglio scorso al 30 aprile. Mentre sono 70 i permessi di costruire che vengono rilasciati ogni mese dal Comune e più di 600 le domande inoltrate da luglio. Su questo punto però l'assessore Vassallo rassicura: «l'iter delle pratiche continua, in sospeso finché non si chiarisce la questione resta solo il provvedimento finale di diniego o autorizzazione». E in serata il sindaco interviene per rimuovere ogni dubbio: «le pratiche andranno avanti, fino in fondo». 29052010 Vincenzi al veleno:«Ma Pericu non era un grande avvocato?» il duro sfogo al riparo dei media L'ira per le «troppe patacche ereditate»:«Il mio successore? Meglio un operaio» giovanni mari SUL PIANO urbanistico bocciato dal Tar, Marta Vincenzi ha deciso di lasciare sotto terra l'ascia di guerra. Almeno in pubblico. La tentazione era forte: la stangata arrivava sul suo predecessore a Tursi, Giuseppe Pericu, che mai si è prodigato per lei, e per di più su quei temi urbanistici per cui il sindaco di oggi aveva chiesto «discontinuità» per tutta la campagna elettorale. E non solo: le fibrillazioni interne al Pd, con i colonnelli mai teneri, potevano facilmente indurla a un contropiede mediatico. Invece, Vincenzi ha scelto una condotta pubblica all'insegna della (quasi) moderazione e della concretezza, definendo la sentenza come «una bomba atomica» e annunciando subito i ricorsi. Però. Davanti ai suoi collaboratori e ai suoi assessori si è a lungo lasciata andare. E ha sfogato tutta la sua irritazione. Un'ira, a dire il vero, che quasi si trasforma in eccitazione: «Avete visto? Avete visto il grande amministrativista cosa ha combinato?», questo il tormentone nei corridoi di Palazzo Tursi. Nella seduta di giunta, a botta calda, Vincenzi avrebbe persino fatto l'elenco delle «patacche che dobbiamo ereditare: il caso Panorama, la bufera sulla Spim e sui derivati, il buco dell'Ami, la disgrazia dell'Acquasola, la bega Carlo Felice». Una lista sottolineata dalle sue smorfie, che gli assessori, specie quelli che avevano condiviso le giunte Pericu, avrebbero ascoltato abbozzando solo qualche replica. Ancora, ai dirigenti comunali: «Io lo dicevo: ma cosa stanno facendo? E ora tocca a me risolvere tutto. Non sembra possibile... E meno male - avrebbe quasi ghignato - che quel sindaco era un avvocato». Un tema, quello della professione del suo predecessore, tornata ancora nel chiacchiericcio del dopo giunta, al cospetto degli assessori e dei maggiorenti del Pd: «Cosa farete quando dovrete scegliere un nuovo sindaco? Un altro avvocato? No, ve lo dico io: se questi ne combinano di così grandi - avrebbe sibilato - meglio scegliere altre strade. Andiamo a cercarci un operaio, speriamo sia un operaio. Sarà un ottimo sindaco». Poi, però, tutti al lavoro: «Ora dobbiamo rimettere in piedi tutto».
Il Secolo XIX
29 Maggio 2010
GENOVA - Il sindaco: Nessuno stop all'attività edilizia
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Vincenzo Galiano
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