L'ex segretario del Pd aveva chiesto al governo di accertare la verità sul retroterra politico della morte di Falcone e Borsellino ROMA. «C'è davvero un pezzo dello Stato dietro la morte di Falcone e Borsellino, le stragi del '92 e del '93? Se è così, che cosa c'è di più importante da chiarire ora e subito?». Così, in un'intervista a Repubblica, Walter Veltroni riprende le parole del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso secondo cui «nel '93 Cosa Nostra ha avuto in subappalto una vera e propria strategia della tensione: le stragi furono organizzate anche da pezzi dello Stato per aiutare una nuova forza politica». Secondo Veltroni non possiamo «rimanere indifferenti» e chiede al governo di rispondere, perchè «non si tratta solo di chiarire il passato, ma anche di prevenire il possibile ripetersi di queste strategie eversive per il futuro». La denuncia ha suscitato l'immediata reazione di Sandro Bondi, che ha parlato di «ipotesi romanzate». «Viviamo in uno strano Paese, in cui l'attuale governo, presieduto da Berlusconi - ha aggiunto - è il governo che nella storia della nostra Repubblica ha sferrato la lotta più incisiva ed efficace contro la criminalità organizzata, mentre la sinistra con in testa l'ineffabile Veltroni, una parte dell'informazione e della cultura militante si ergono a paladini della lotta alla mafia e romanzano irresponsabilmente la storia italiana sulla base di ipotesi ritagliate unicamente sui propri interessi politici». Dall'opposizione è pronta la contro-replica. Achille Serra, ex prefetto di Roma, oggi senatore Pd, parla di «una evidente coda di paglia» del Pdl sul tema mentre Marco Minniti invita Bondi a rispondere a Veltroni e alle affermazioni di Grasso. Antonio Di Pietro chiede anche lui «la verità su Falcone e Borsellino» dato che vi sono «carte processuali che grondano verità e, purtroppo, sangue. Perchè una cosa è certa: Falcone e Borsellino sono morti perchè lo Stato non è stato vicino a loro. Anzi adesso stiamo scoprendo che pezzi dello Stato erano contro di loro». Dai Verdi viene invece la richiesta di sapere se ci siano atti secretati sui rapporti mafia-politica dal '92-'93 ad oggi che i cittadini hanno il diritto di conoscere. E mentre L'Antimafia sta preparando la sua relazione sulle stragi del '92-'93, il senatore dell'Idv Luigi Li Gotti chiede che l'organismo d'inchiesta, nato anche con l'incarico di scandagliare nelle pieghe del rapporto tra mafia, politica e stragi, ascolti quanto prima il procuratore antimafia sul «vulnus» che la nuova legge sulle intercettazioni potrebbe apportare alle indagini sulla mafia e sui reati connessi. «Mi sento come il bambino che dice il re è nudo»: dal canto suo il procuratore nazionale antimafia, Grasso, si dice stupito dalle reazioni della politica suscitate dalle sue affermazioni sulle stragi mafiose degli anni '90. «Mi sembra di dire delle cose totalmente ovvie - ha spiegato ieri Grasso - che ormai dovrebbero essere radicate nella coscienza civile e nella conoscenza di tutti, che mi meraviglio delle reazioni. Non mi aspettavo di suscitare così tanto clamore».