Una mostra fotografica allOpificio della Grada Che Bologna sia una città dacqua è cosa nota ma facile da dimenticare, visto che per la maggior parte i canali che la attraversano scorrono ormai da decenni sotto lasfalto. La complessa rete idrica cittadina si è costituita nel corso dei secoli per rispondere a diverse necessità, ma sono stati i Romani i primi a costruire un vero e proprio acquedotto che ancora oggi contribuisce per circa il 10 per cento allapprovvigionamento idrico: una risorsa preziosa soprattutto in estate, quando lacqua scarseggia, di cui i bolognesi sanno però poco o nulla. A far conoscere questo capolavoro di ingegneria risalente alla fine del I secolo avanti Cristo arrivano ora una mostra e un libro, risultato di sei anni di ricognizioni e studi condotti dai volontari del Gruppo Speleologico e dellUnione Speleologica Bolognese. La mostra, che inaugura oggi e sarà aperta fino al 13 giugno, è allestita negli spazi dellOpificio della Grada (via della Grada 12), antica conceria oggi sede dei Consorzi del Canale del Reno e del Savena che hanno sostenuto finanziariamente sia la pubblicazione del volume, il primo di una collana dedicata agli antichi acquedotti di Bologna, che lorganizzazione della mostra. Il percorso espositivo è costituito da pannelli che attraverso fotografie e rilievi, realizzati dagli speleologi nel corso di quasi 200 spedizioni, raccontano gli oltre 20 km di percorso sotterraneo dellacquedotto che si alimenta nella valle del Setta, vicino a Sasso Marconi, e giunge in città nei pressi di Viale Aldini. «Si tratta di uno dei pochi acquedotti romani ancora in funzione e il fatto di essere interamente sotterraneo, cosa non frequente, lo rende ancora più interessante», afferma Danilo Demaria, uno degli speleologi che hanno partecipato alle ricerche. I visitatori potranno anche ripercorrerne una piccola parte, ricostruita per loccasione. La storia di questa straordinaria costruzione si intreccia ovviamente con quella di Bologna: rimasto per molto tempo inutilizzato dopo il crollo dellImpero Romano, lacquedotto venne riattivato a più riprese a partire dal tredicesimo secolo, fino al recupero definitivo nel 1881 ad opera di Antonio Zannoni, ingegnere municipale e archeologo per passione (scoprì tra laltro la necropoli della Certosa). La mostra resterà aperta tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19, a ingresso libero. Dal 1 giugno, inoltre, partirà anche una serie di conferenze serali sulla storia dellacquedotto e delle acque di Bologna, sempre a ingresso libero (per informazioni: 051 6493527).