PRATO. Più facili i lavori in casa. Cambia il regolamento per agevolare gli ampliamenti Il Comune facilita le ristrutturazioni. E lo fa anche per dare una scossa a un mercato fermo. La giunta Cenni con i ritocchi al piano casa punta a snellire gli strumenti urbanistici in modo da agevolare le famiglie desiderose di ampliare la propria casa ma anche a favorire gli artigiani che, con un aumento dei cantieri edilizi, otterrebbero qualche lavoro in più. In pratica, dove prima non si poteva buttare giù una parete per ricavare una stanza per il figlio che si sposa, ora il proprietario avrà carta bianca. Il semaforo verde scatta da oggi fino al 31 dicembre Aggiungere una stanza sarà più facile. E si punta a favorire gli artigiani aumentando il numero delle ristrutturazioni PRATO. Il Comune facilita le ristrutturazioni. E lo fa anche per dare una scossa a un mercato fermo. La giunta Cenni con i ritocchi al piano casa punta a snellire gli strumenti urbanistici in modo da agevolare le famiglie desiderose di ampliare la propria casa ma anche a favorire gli artigiani che, con un aumento dei cantieri edilizi, otterrebbero qualche lavoro in più. Le novità. In pratica, dove prima non si poteva buttare giù una parete per ricavarci una stanza per il figlio che si sposa, d'ora in poi il proprietario avrà carta bianca. E dove un edificio era da ristrutturare secondo il Regolamento urbanistico, ora la ruspa può entrare in azione per demolirlo per poi ricostruirlo. Il semaforo verde per questo tipo di interventi scatta da oggi fino al 31 dicembre 2010 per gli oltre 37mila proprietari pratesi di immobili residenziali, finora tagliati fuori dal provvedimento varato dalla precedente giunta, che rendeva applicabile la legge regionale 24 del 2009, con cui veniva recepito il Piano casa del Governo. La delibera finita ieri pomeriggio sui banchi del Consiglio comunale con l'ok dell'opposizione, non "stravolge" nulla ma prevede due novità: da una parte, si può ampliare del 20 la superficie utile lorda di edifici residenziali già ristrutturati (prima non era possibile), dall'altra si allargano le maglie per le opere di demolizione e ricostruzione per gli immobili altrimenti destinati solo alla ristrutturazione. Obiettivo: 100 domande. Prato è il primo Comune in Toscana ad aver presentato il maggior numero di domande per il Piano casa: 35 dall'entrata in vigore di quest'ultimo, un terzo rispetto al potenziale bacino regionale. «Questo - spiega l'assessore all'Urbanistica Gianni Cenni - ci ha incentivato a un lavoro di "ripulitura" dei vecchi indirizzi: questi sei mesi in cui accoglieremo altre domande ci serviranno a capire se le criticità dello strumento dipendono dal nostro regolamento urbanistico oppure dalla legge regionale». E l'ideale, secondo il presidente della commissione Urbanistica Emanuele Berselli, «sarebbe arrivare a 100 domande, visto che a fine anno decade il termine del Piano casa regionale». Se "funzioneranno", allora i correttivi introdotti potrebbero assumere carattere permanente, confluendo nel regolamento urbanistico e in quello edilizio su cui l'amministrazione non metterà mano prima del piano strutturale. I numeri. Il limite massimo di porzione ampliabile è di 70 m per abitazione, su una superficie utile lorda di 350 m. «La novità - spiega Stefano Scali, membro della commissione - sta nel comprendere in quest'ultima alcune categorie di vani, come i locali seminterrati e spazi accessori che diventerebbero abitabili, oltre alla possibilità di realizzare scale esterne che prima non erano ammesse». Fino al 31 dicembre con una semplice Dia si potrà dunque chiedere al Comune di eseguire questi lavori. L'obiettivo è favorire interventi sul 50 del territorio, contro il 10 di quelli che finora rientravano nel raggio d'azione del Piano casa regionale. Capitale in circolo. Il piatto è appetitoso, per l'indotto economico che la manovra comunale può produrre: 40-50mila euro d'investimento per creare una stanza in più. «In un momento di crisi economica - conclude Gianni Cenni - occorreva rileggere il provvedimento per dare risposta anche ai bisogni abitativi delle famiglie. Ci sono tanti lavoratori in mobilità che magari non possono permettersi di pagare l'assistenza a un babbo anziano e preferiscono tenerlo a casa».