BENI CULTURALI Spinosa (Campania): quello di bilancio è un problema antico - Daverio: tempi lunghi per i privati Mancano i soldi per pagare il personale e le bollette delle utenze - Speranza per nuovi fondi nella Finanziaria 2005 MILANO Musei appena aperti e già a rischio di chiusura o ridimensionamento. Mostre di grande richiamo in affanno ancora prima di aprire i battenti. Studiosi chiamati a conferenze internazionali costretti a chiedere all'ente ospitante di pagare il viaggio. È tutt'altro che esaltante il panorama offerto dai musei italiani all'indomani dell'allarme lanciato dal ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani, secondo il quale «in mancanza di fondi aggiuntivi in Finanziaria dovremo pensare a una chiusura degli Uffizi». Sovrintendenti ed esperti concordano: Antonio Paolucci, direttamente coinvolto nella vicenda in quanto sovrintendente del polo museale fiorentino, si è complimentato per la coerenza del ministro, «che ci aveva già annunciato a luglio la sua intenzione di manifestare pubblicamente la sua contrarie tà» ai tagli. Il problema, infatti, non nasce ieri, ma è stato creato dal DI 168, la manovra correttiva varata il 12 luglio scorso, che ha ridotto gli stanziamenti a enti locali e ministeri. Per i beni culturali, ha fatto sapere Urbani, il conto è salato e si traduce in un taglio del 25 per la gestione dei musei e dei siti archeologici. Ad aggravare l'impatto della manovra sono due fattori: il taglio avviene «in corso d'opera» perché agisce sull'esercizio 2004, giunto ormai oltre la metà del cammino, e si innesta su una situazione tutt'altro che rosea per le casse dei musei. «Siamo impegnati da anni a fronteggiare difficoltà di bilancio spiega ad esempio Nicola Spinosa, sovrintendente museale della Campania e l'ultima manovra non fa che allargare la forbice fra bisogni e disponibilità». Le difficoltà, secondo Spinosa, risalgono alla seconda metà degli anni 90, quando si prolungarono gli orari di apertura dei musei senza adeguare i fondi alle aumentate spese per il personale e per le utenze. «All'epoca rincara la dose il sovrintendente potevamo contare su finanziamenti come Lot-tomatica che oggi sono scomparsi, anche perché i privati preferiscono finanziare settori più visibili come lo sport». Il risultato è che la penuria di risorse rende difficili anche gli aspetti più concreti della vita quotidiana delle istituzioni culturali. «I nostri problemi racconta Jadranka Bentini, sovrintendente ai beni artistici di Bologna partono dalle bollette della luce, dalle cartucce per le stampanti. In un quadro come questo mi sembra impossibile trovare nuove forme di risparmio. L'aria condizionata non può essere spenta, perché si compromette la conservazione delle opere, e il timore è che dovremo ridimensionare un patrimonio museale che negli ultimi anni ci siamo sforzati di ampliare». Più degli Uffizi, la cui chiusura scatenerebbe proteste internazionali, sono a rischio i musei dotati di minore visibilità, e di conseguenza anche meno appetibili per gli investimenti dei privati. Fuori dal circuito dei grandi musei, che godono di autonomia finanziaria, l'afflusso di capitali privati è reso più difficoltoso dalle norme burocratiche. «Un mecenate giapponese racconta Cristina Acidini Luchinat, sovrintendente dell'opificio delle pietre dure di Firenze aveva deciso di finanziare un restauro a nostra scelta, ma la legge non ci consente di ricevere questo tipo di fondi e siamo dovuti ricorrere all'opera di Santa Croce. Abbiamo bisogno di uno status di autonomia analogo a quello dei poli museali, altrimenti rischiamo di non poter svolgere le nostre attività istituzionali, dai restauri alle conferenze». Il rapporto con i privati può essere una via d'uscita dalla crisi ma, avverte il critico d'arte Philippe Daverio, non a breve termine: «II Metropolitan Museum di New York sottolinea si basa per il 93 su capitali privati, ma questo è il risultato di una strada intrapresa alla fine del diciannovesimo secolo. L'Olanda, che ha iniziato 15 anni fa, ha raggiunto per ora il 5 di contributi privati». La prossima Finanziaria, comunque, sarà il momento della verità per i musei. Il ministro ha annunciato che in mancanza di provvedimenti adeguati è pronto a dimettersi e l'opposizione, per bocca del responsabile della Margherita alla commissione Cultura della Camera, si è detta disponibile a «presentare emendamenti utili alle politiche dei beni culturali»
Sovrintendenti in trincea per i tagli ai musei
Il panorama dei musei italiani è critico a causa della manovra correttiva varata il 12 luglio scorso, che ha ridotto gli stanziamenti a enti locali e ministeri. Il taglio del 25% per la gestione dei musei e dei siti archeologici è particolarmente difficile a causa di fattori come il taglio avvenire in corso d'opera e la situazione difficile delle casse dei musei. I sovrintendenti e gli esperti concordano che la penuria di risorse rende difficile anche l'aspetto concreto della vita quotidiana delle istituzioni culturali. I musei a rischio di chiusura o ridimensionamento sono quelli con minore visibilità e meno appetibilità per gli investimenti privati.
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