terremoto dopo la sentenza del tar che boccia il piano urbanistico della città Il sindaco: «Assurdo, è come aver sganciato un'atomica su un moscerino» vincenzo galiano «È STATA LANCIATA una bomba atomica per ammazzare un moscerino». La bomba di cui parla Marta Vincenzi è la sentenza del Tar, datata 26 maggio 2010, che ha annullato il Piano urbanistico del Comune paralizzando, di fatto, tutta l'attività edilizia. Il moscerino che - sempre secondo l'espressione del sindaco - ha scatenato un terremoto politico ed economico dalle conseguenze imprevedibili, ha la forma di un ricorso al Tar di 19 cittadini contro la costruzione di una palazzina di tre piani in un'area verde tra via Bosio e via Pirandello, nel cuore di Albaro. La prima sezione del tar Liguria, presieduta da Santo Balba, non solo ha cancellato l'opera, che l'immobiliare Parini si apprestava a costruire sfruttando il meccanismo, contestatissimo - introdotto dalla precedente giunta Pericu - del trasferimento di superfici edificabili da una parte all'altra della città (quasi sempre da Ponente a Levante). I giudici amministrativi hanno pure accolto i presupposti dell'istanza (curata dagli avvocati Mario Alberto Quaglia e Rosa Pellerano) circa la nullità, per vizi formali e procedurali, del Piano urbanistico approvato dieci anni fa sempre sotto l'amministrazione del sindaco Giuseppe Pericu. Quasi una sentenza fotocopia di quella che, sempre il Tar, emise nel 2002 sul caso della società Panorama (gruppo Pam), decisa a costruire un centro commerciale nell'area delle ex Fonderie di Multedo. Allora Pericu disinnescò la bomba sanando il Puc solo per la parte interessata dal ricorso. Oggi, però, il tribunale amministrativo ha disposto l'annullamento dell'intero Puc. Motivo: nel 2000 il Comune non pubblicò le modifiche della Regione al nuovo Piano. «Non intendo impedire o ritardare l'elaborazione del nuovo Puc o degli effetti della variante intermedia lasciando la città alle regole del 1980, quando si poteva costruire aggredendo il territorio senza un vero concetto di sostenibilità ambientale - ha aggiunto il sindaco - ma soprattutto non posso consentire che in città si blocchino i cantieri, il lavoro. Chiamo all'appello tutte le forze politiche, chiedo il consenso delle forze sociali ed economiche per porre rimedio a un'azione dalle conseguenze spropositate. Lunedì incontrerò i rappresentanti delle forze economiche e sociali della città» Gli effetti della sentenza, che Vincenzi sta cercando di disinnescare con una drammatica lotta contro il tempo sono visibili: bloccati, da oggi, i permessi a costruire. Sospeso anche il rilascio delle certificazioni di destinazione urbanistica: una sorta di carta d'identità per terreni e fabbricati. Si tratta di documenti indispensabili per poter mettere sul mercato i beni immobili o intervenire sugli stessi. Di fatto, dunque, le compravendite immobiliari di grande portata e i cantieri più importanti potrebbero essere "congelati" sino a quando, sul filo del diritto, non si troverà una soluzione alla vicenda. Ma c'è chi dice che anche le opere minori siano diventate di fatto abusive in mancanza del Piano urbanistico. A meno che non siano in accordo col vecchio Piano regolatore (Prg) del 1980 che, annullato il Puc del 2000, è tornato automaticamente in vigore. Tuttavia la concordanza col vecchio Prg dovrebbe essere accertata, caso per caso, dagli uffici comunali. Che perciò, in via cautelativa, sospenderanno quasi tutte le pratiche in attesa di chiarimenti. Non solo: una valanga di ricorsi e relative richieste di risarcimenti incombe sulla giunta. A rischio la tenuta stessa dei conti comunali, se si considera che molte operazioni edilizie sono state varate sotto la regia di Tursi per rimpinguare il proprio bilancio. Spesso tramite varianti al Piano urbanistico per valorizzare gli immobili. Un esempio? L'ex officina Guglielmetti, in Valbisagno, venduta alla Coop per 16 milioni di euro. È lungo l'elenco delle opere ferme: dal villaggio tecnologico degli Erzelli al Nuovo Galliera, dal restyling dell'ex mercato di Corso Sardegna e delle ex aree industriali Boero e Verrina alle riconversioni dell'ex Cenacolo di via Nullo e dell'ex Siquam di via Majorana.