Vittorio Sgarbi esce soddisfatto dal ministero dei Beni Culturali: «Sono soprintendente del polo speciale di Venezia». Dopo una settimana di balletti, dopo un botta e risposta tra il critico incontrollabile e l'establishment culturale veneziano, ieri il ministro Bondi ha confermato la sua ferma volontà di affidare a Sgarbi la guida del polo museale statale veneziano VENEZIA Vittorio Sgarbi esce soddisfatto dal ministero dei Beni Culturali: «Sono soprintendente del polo speciale di Venezia». Dopo una settimana di balletti, dopo un botta e risposta tra il critico incontrollabile e l'establishment culturale veneziano (Massimo Cacciari e Giancarlo Galan in testa, via Franco Miracco, portavoce dell'ex governatore), ieri il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha confermato la sua ferma volontà di affidare a Sgarbi la guida del polo museale statale veneziano. La nomina sarà ufficiale dal primo giugno, ma già ieri il critico parlava da soprintendente, promettendo i soldi «di Murdoch e di Bill Gates» per Venezia: «Chi non mi vuole non mi conosce. Galan si occupa di agricoltura, e l'agricoltura a Venezia non c'è, Cacciari non credo abbia competenze di arte». Lo Sgarbi ricusato e rispedito al mittente, invano, dall'asse Cacciari-Galan è solo l'ultimo capitolo di una saga che somiglia ogni giorno di più a una trama rivista e corretta dei «Due gemelli» di Goldoni: la contesa a distanza tra Galan e Luca Zaia, i «due gemelli» che da poco più di un mese si sono scambiati di posto, uno a Roma, l'altro a Venezia. È una guerra di poltrone, ma anche un lavorio di punzecchiature. È un'arte che distilla pillole al veleno (vedi la storia dei Cavalieri del lavoro) e sgambetti rettrospettivi: la sanità fiore all'occhiello di Galan commissariata e affidata a Zaia; Buonitalia, protagonista della gaffe sulla rivista "elettorale" «Welfare», sotto la spada di Damocle del neo ministro, che giusto ieri si è detto pronto a «sopprimerla»; l'ippica (e l'agenzia che se ne occupa, l'Unire), additata ogni giorno da Galan come «un ente con una crisi senza precedenti». E così, tutt'altro che accantonata la questione Cavalieri e la polemica tra Miracco e il capogruppo della Lega in Consiglio Andrea Caner (che ancora ieri gli chiedeva conto dei suoi stipendi), la contesa si è spostata sulla nomina di Sgarbi. L'insofferenza di Galan per il critico è di vecchia data. Da quando, dopo la delusione elettorale del '96, Sgarbi definì i veneti «unti, razzisti, evasori» e via peggiorando. «Non credo sia per quello, non lo so minimizza Sgarbi ci siamo incontrati l'altra sera da Vespa e ci siamo comportati in modo cordiale. Ma Galan non sa di cosa parla: ha detto che la ceramica bassanese è in crisi. Farò una mostra sulla ceramica bassanese». E non corre buon sangue nemmeno tra Galan e Bondi, per rivalità da Pdl. Certo, il record di nemici spetta a Sgarbi. Ieri, per esempio, il segretario generale Uil Beni Culturali, Guido Cerasoli, ha denunciato Sgarbi per «minacce via sms»: «Gli ho solo dato dell'ignorante», minimizza lui. Ma il nodo vero è un altro. Sgarbi è un'incudine nel sistema culturale veneziano: sono in molti a considerarlo un grimaldello messo in laguna per far saltare l'asse interno alla Biennale, la principale istituzione culturale italiana dove il ministro Bondi non ha nemmeno un uomo «suo»: non è suo Giuliano da Empoli, che è di nomina ministeriale ma lo scelse Francesco Rutelli; non è suo Amerigo Restucci, messo lì dall'ex presidente della Provincia Davide Zoggia (ora dirigente Pd) e grande sodale di Miracco; non è suo ovviamente Miracco, che però ora non è nemmeno di Zaia. E non è suo il presidente Paolo Baratta, che fu scelto sempre da Rutelli e che fino al 2011 sembra inamovibile. Non a caso, la prima cosa che Sgarbi ha fatto da direttore del Padiglione Italiano, è stato dire a Baratta che il Padiglione doveva ritornasene ai Giardini. E le sue prime parole da soprintedente in pectore, ieri, sono state per la Biennale: «Dobbiamo aprire le Gallerie in tempo per la prossima Biennale 2011 ha detto Sgarbi dobbiamo fare asse». E Zaia? Sulla Biennale non ha fermato l'offensiva di Caner. E ieri ha fatto filtrare che sarebbe stato contento di Sgarbi. Anche per lui un'incudine non da poco.