Adriano La Regina, soprintendente ai Beni archeologici di Roma, è molto preoccupato dopo avere letto l'intervista al Corriere della Sera di ieri fatta dal ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani. Quest'ultimo minacciava di dover chiudere gli Uffizi se la prossima legge Finanziaria dovesse confermare tagli del 25 per il funzionamento di musei e aree archeologiche. Secondo La Regina il risultato di questi tagli sarebbe «il collasso dell'intero sistema culturale italiano». Anche l'assessore capitolino alla Cultura Gianni Borgna esprime preoccupazione: «Sono solidale con Urbani. Agli enti locali si è già tagliato tanto, oltre ogni limite possibile». La Regina attacca: «Nuovi tagli ai musei? Decisione grottesca» Il soprintendente: per me esiste una strategia, si creano le condizioni per svendere ai privati «Decisione grottesca», «effetti devastanti». Adriano La Regina, soprintendente ai beni archeologici di Roma, non ci gira intomo: se davvero - come ha denunciato ieri in un'intervista al Corriere il ministro Giuliano Urbani - la prossima legge Finanziaria dovesse confermare tagli del 25 per il funzionamento di musei e siti archeologici, il risultato sarebbe «il collasso dell'intero sistema culturale italiano». «E' ovvio - dice La Regina - che tra i primi effetti ci sarebbe la progressiva chiusura al pubblico di musei e aree archeologiche. Le poche risorse restanti servirebbero a malapena per le esigenze di tutela e conservazione del patrimonio. Si passerebbe da una logica di offerta culturale a una di pura conservazione». La solidarietà all' appello del ministro va da sé: «Condivido in pieno la sua preoccupazione. Tagliare un quarto delle risorse creerebbe Anche l'assessore Borgna condivide la denuncia del ministro: «Tenere aperti gli spazi è già un miracolo» danni irreparabili». Urbani paventa che in caso si verinchi quanto previsto dalla manovrasi vedrebbe costretto a chiudere gli Uffizi. Stesso rischio anche per il Colosseo? «Credo che almeno all'inizio si partirebbe dai siti meno visitati. Ma il rischio chiusura è reale anche per aree più importanti. Tra i costi maggiori ci sono quelli per il personale, che garantisce le aperture. Inoltre questi tagli si sommerebbero a quelli già attuati negli ultimi tempi. Le faccio un esempio. Nella nostra soprintendenza da vent'anni non si assume un archeologo. Chi va via, non viene sostituito. E parliamo del più importante complesso archeologico del mondo. Allucinante». In periodi di crisi, si taglia la spesa pubblica: «Giusto, è necessario fare qualche sforzo. E ne sono stati fatti tanti. Ma non si può andare oltre i limiti naturali. Piuttosto ho l'impressione che la logica sia un'altra. Fare in modo che tutto chiuda e tutto funzioni male per creare la premessa di una svendita incondizionata ai privati». I musei, si potrebbe obiettare, non rendono. O rendono poco: «Sbagliato: in termini macroeconomici il rendimento è altissimo. Basti pensare al turismo e ad altre forme di indotto. Per l'Italia, come sistema, la cultura è una risorsa importantissima», Critico, La Regina, anche sul recente emendamento che ha modificato l'autonomia di alcune soprintendenze: «In Italia rendono direttamente solo il Colosseo, Pompei e gli Uffizi. E infatti sono diventate soprintendenze autonome. Poi, però, c'è stato questo emendamento che ha stabilito che un terzo degli introiti deve essere destinato ad altre soprintendenze, sempre autonome, che non ce la fanno. Mi chiedo allora perché siano state rese autonome. Patto sta che il terzo che ci levano è esattamente quello che potevamo destinare a scavi e investimenti». Sulla stessa lunghezza d'onda del soprintendente Gianni Borgna, assessore alla cultura del Comune di Roma, che ha il suo sistema di musei e siti archeologici dipendenti, diversi da quelli statali. La scure, oltre che sulla cultura in generale, ha infatti agito (e agirà ancora) sugli enti locali: «Da questo punto di vista - dice Borgna - sono solidale con Urbani. Agli enti locali si è già tagliato tanto, oltre ogni limite possibile. E la cultura è la prima a risentirne. Errore gravissimo e calcolo sbagliato, anche economicamente, per un settore vitale nell'amministrazione dello Stato, per l'immagine del Paese, per il turismo. Stiamo facendo miracoli per tenere aperti musei e spazi espositivi. Ma se davvero accadrà quanto dice Urbani, chiusure anche eccellenti saranno inevitabili». Tipo? «Ovvio che se si è costretti a risparmiare bisogna chiudere ciò che costa di più. Insemina, quanto a risparmio, chiudere i Capitolini o il museo Barracco non avrebbe lo stesso effetto...».