La mostra al termine della campagna che ha portato alla luce oggetti del VI secolo BRACCAGNI. Una campagna di scavi condotta in emergenza dall'Università di Siena nel 2008 ha portato alla luce interessanti reperti datati tra il VI secolo a.C. e il XIV secolo nell'area di San Martino in Piano, dal nome del santo cui era dedicata una pieve ricordata anche in antichi documenti e le cui pietre furono usate come cava di prestito tra l'Ottocento e il primo Novecento per costruire tanti poderi della zona. Adesso, infatti, la prosecuzione degli scavi e delle indagini auspicata da tutta la comunità potrebbe portare a scrivere una pagina nuova della storia di Braccagni facendo scoprire un passato che viene da molto più lontano di quanto non si conosca attualmente. Quei reperti tra cui il prezioso e bellissimo corredo funebre di una donna databile tra il IV e il VI secolo d.C. sono oggi dalle 10 alle 21 i protagonisti di una mostra organizzata nella sala convegni della Banca della Maremma in via Garibaldini 45 dal Gruppo Tradizioni Popolari "Galli Silvestro" e dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana in collaborazione con il corso di laurea in Conservazione e gestione dei beni archeologici dell'Università di Siena e con il Museo Archeologico di Grosseto. Alle 18 si farà invece il punto sullo "Scavo archeologico di San Martino in Piano" con le relazioni di Mario Cygielman e Giuliana Agricoli della Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana, Emanuele Vaccaro (Università di Cambridge) e Roberto Farinelli (Università di Siena). Seguirà alle 20 un aperitivo in giardino. «La scoperta dell'area archeologica di San Martino in Piano è un'occasione importante e irrinunciabile per riappropriarci della nostra storia, della nostra cultura, di una memoria che ci deve guidare nella cura di un territorio che rischia altrimenti di sparire sotto una devastante colata di cemento», dice la presidente della "Sentinella della Maremma", Cristiana Panseri Marini. «Tutti i reperti trovati testimoniano una presenza stabile a nord del Lago Prile finora non documentata - spiega Edo Galli - e solo il prosieguo delle indagini nell'area che insiste sui terreni dove è prossima la quantomai inopportuna realizzazione di un polo logistico e intermodale potrà fare chiarezza sul nostro passato». La finestra sul passato è aperta.