Ferrazza in scadenza, tre le ipotesi: proroga del commissario, nuovo Cda o poteri al sindaco Mancano solo tre giorni alla scadenza del commissariamento del teatro Carlo Felice e la confusione regna sovrana. Cosa succederà da qui a 72 ore? Nessuno sembra in grado di prevederlo con certezza. Tace il ministro Sandro Bondi, che dovrebbe decidere se il commissariamento terminerà o sarà ancora una volta prorogato. Tace il sindaco Marta Vincenzi, che lascia la patata bollente nelle mani di Bondi: «È lui che deve parlare - assicura - . Davanti abbiamo tre strade: o continua il commissariamento, cosa che non vogliamo, o si può insediare un consiglio damministrazione, ma in questo caso Bondi deve darci i nomi dei suoi due rappresentanti, oppure accade come a Roma, dove il ministro ha nominato il sindaco Alemanno commissario temporaneo». La strada preferita dal Comune, sembra di capire, è quella del via libera al consiglio damministrazione. Sempre che sia stata finalmente definita la linea dei privati, pronti da mesi a intervenire nella compagine azionaria ma ancora frenati da mille incertezze. «Spero che dal 1 giugno - ha dichiarato ieri la Vincenzi nel corso di un convegno organizzato dal Pd genovese - si possa costituire un consiglio damministrazione che tenti di far uscire il Carlo Felice dalle incertezze». Ma come? Certo è che il progetto che anima il Comune, quello al quale da mesi lavora lassessore Andrea Ranieri, dovrebbe essere qualcosa di decisamente innovativo. Un «vero e proprio laboratorio», come lo ha definito ieri la stessa Vincenzi. Con i privati chiamati non a concedere la solita sponsorizzazione, più o meno corposa, ma a intervenire direttamente nella gestione del teatro. Già, i privati. Ma quali? Oltre ai soliti grossi nomi - Garrone, Malacalza, Iride, Finmeccanica - che faranno da capofila, ci dovrebbe essere un gruppo importante di imprenditori e commercianti genovesi - circola per esempio con insistenza il nome di un noto immobiliarista - senza escludere la possibilità di coinvolgere società rilevanti a livello nazionale. In attesa che il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, assuma finalmente le proprie decisioni per il Carlo Felice - responsabilità che il "decreto milleproroghe" del 2008 ha messo unicamente nelle sue mani - , Comune e Regione in stretta intesa stanno lavorando, come si usa dire, "a fari spenti", vale a dire nella massima riservatezza. Intanto il sindaco e il presidente della Regione, Claudio Burlando, hanno scritto una lettera a Bondi e al ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, chiedendo la restituzione in bilancio degli oltre 600.000 euro che erano stati tagliati dal fondo di 2,3 milioni destinato al Carlo Felice nella finanziaria 2003. «Improvvisamente negli ultimi due anni - ha accusato la Vincenzi - il ministero ci ha chiuso il rubinetto per un finanziamento che ci era stato riconosciuto da una legge dello Stato. Lennesima riprova dellimpossibilità di fare una politica culturale di fronte a questi "tira e molla" del governo».
GENOVA - Carlo Felice, 72 ore per sciogliere un rebus
Il teatro Carlo Felice di Genova è in scadenza del commissariamento. Il ministro Sandro Bondi dovrebbe decidere se il commissariamento terminerà o sarà prorogato. Il sindaco Marta Vincenzi lascia la patata bollente nelle mani di Bondi. Ci sono tre strade possibili: il commissariamento continua, si insedia un consiglio di amministrazione o il sindaco viene nominato commissario temporaneo. Il Comune preferisce la strada del consiglio di amministrazione, ma non è ancora stato definito il gruppo dei privati che lo comporrà. Il progetto dovrebbe essere innovativo e coinvolgere imprenditori e commercianti genovesi. Il ministro Bondi dovrebbe assumere finalmente le proprie decisioni.
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