Gli sembra indecifrabile, lo vuole togliere e mettercene uno nuovo. Si può presumere che, di tanto in tanto, il consigliere torni sulla piazza per rafforzare il suo convincimento. Forse, cè andato oggi, forse ci tornerà domani. Possibile che non si accorga, non si sia mai accorto, di quel che è accaduto allaltro monumento, quello eponimo della piazza: Palermo lo dedicò, quando ancora aveva qualche memoria di se stessa, alle vittime più dimenticate della sua storia. Quei tredici poveri e coraggiosi palermitani che proprio alla vigilia dello sbarco dei Mille - centocinquanta anni fa di questi giorni - furono in quella piazza fucilati, dopo la fallita rivoluzione di aprile, detta della Gancia. Lobelisco, che prima stava al posto di quello ferreo dello scultore Pecoraino, è relegato pochi metri più in là, in un giardinetto al margine della piazza, diviso con una rete metallica dal sito archeologico più abbandonato ed enigmatico della città. Il giardinetto è un desolante deposito di stracci e paccottiglia multicolori. Cè di tutto: pezzi di casco da motociclista, un incredibile assortimento di giacche, calzini e scarpacce spaiate, maglie, borsoni squarciati, pantaloni stesi sul tronco di un albero, un valigia rossa, sacchi e sacchetti di plastica dellincerto contenuto, il fodero di una sciabola di plastica, altri oggetti dincerta definizione, il solito piatto colmo di rifiuti casalinghi per gatti e cani randagi, resti di cibarie, bottigliette dacqua e di birra. Tutto ridotto alla dimensione di detrito. Il luogo ne è colmo, dalle rete pendono, come stesi ad asciugare, altri indumenti, cè anche un coloratissimo aquilone. Lo squallido assortimento invade e si arrampica sul basamento dellobelisco: sulla faccia rivolta alla piazza rosseggia una concrezione solida spiaccicata a forma di stella. Un bastone con un arruffato pennacchio arancione conficcato dentro una pianta grassa ne sembra linfiorescenza. Sembrerebbe il resto di un miserabile accampamento abbandonato a precipizio, uno di quegli attendamenti che qua o là sorgono nella città. Come quello che appare e scompare sotto gli alberi dellaiuola che costeggia il palazzo dellIntendenza di Finanza: un giorno tre tende, un altro nessuna, poi ne torna una e così via. Ma sembra che sul giardinetto-discarica sovrintenda qualcuno, un curatore che sposta gli oggetti, li ricompone, ne elimina o ne aggiunge. Dallaltra parte del giardinetto delle Vittime, cè la vasta caserma della Guardia di Finanza: decine di finanzieri di ogni grado ci passano davanti ogni giorno. A nessuno di loro finora è venuto in mente di segnalare lo sfregio fatto alla città e alla sua memoria, magari con un telefonata al consigliere insofferente. In attesa che ciò avvenga, o che il consigliere pensi di intervenire, una proposta: si aggiunga lesponenziale "n" alla targa toponomastica. Piazza delle Vittime "n", cioè allennesima potenza, dove "n" sta per tutti noi cittadini di Palermo passati presenti e, si teme, immediatamente futuri.
PALERMO - quel monumento dimenticato
La piazza delle Vittime a Palermo è un luogo di memoria per i 13 palermitani fucilati nella piazza il 4 aprile 1860. Il monumento dedicato a queste vittime, il Lobelisco, è stato relegato a un giardinetto al margine della piazza, dove è stato abbandonato e riempito di rifiuti. Il giardinetto è un desolato deposito di stracci e oggetti di ogni tipo, con una rete metallica che lo divide dal sito archeologico più abbandonato della città. La piazza è frequentata da finanzieri della Guardia di Finanza, ma nessuno di loro ha segnalato lo stato del luogo.
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