parla Giuseppe ferrazza LA DISTANZA tra Genova e Roma non è solo geografica: è politica. Ma il commissario straordinario (uscente) della Fondazione Teatro Carlo Felice, Giuseppe Ferrazza, invita ad essere pragmatici. «Non servono prese di posizione politiche - dice - parlare serva a poco: qui non c'è un euro. Servono riforme strutturali pesantissime, il resto sono parole che non portando da nessuna parte. é questo che ho espresso mercoledì nella riunione dei sovrintendenti al ministero dei Beni Culturali per un incontro con il ministro Sandro Bondi. L'alternativa alle riforme è solo la chiusura». Cosa succederà a fine mese? È possibile una proroga del suo ruolo di commissario? «Io ho fatto presente al ministro Bondi qual è la situazione e, sulla base degli elementi in suo possesso, deciderà il ministro. Ma certo è più giusto e funzionale che si faccia il cda subito, non serve una convocazione ufficiale, basta un'ora e la volontà di farlo. é sufficiente che il sindaco indichi i suoi due rappresentanti e chieda alla Regione e al ministro quali sono i loro, ed è tutto fatto». Il problema è tutto qui: indicare i nomi e fare la prima mossa. «Io sono sicuro che i nomi Comune e Regione li abbiano già, altrimenti perché avrebbero rivendicato fino a ieri l'esigenza di tornare alla normalità?». C'è una sola certezza: la situazione deve sbloccarsi. Perché un vuoto di potere è impossibile. «Serve una continuità di legale rappresentanza dell'ente. Ho avuto colloqui anche ieri e mi risulta che si stia andando avanti: certamente non conosco i nomi, ma il cda si farà». b. v. Ascolta Giuseppe Ferrazza nella trasmissione Due ore del Secolo, oggi dalle 8 alle 9