I responsabili: ha ragione Urbani. Della Lega l'emendamento che riduce i fondi. E ministro: autogol, rimedieremo II bilancio del ministero dei Beni culturali definito nel Dpef 2005-2008 potrebbe ridursi di un quarto. A settembre la manovra arriverà in aula per la discussione parlamentare. In tutto, il ministero dell'Economia ha previsto tagli alle spese per 17 miliardi. Nel 2005 rispetto all'anno in corso il dicastero di Giuliano Urbani rischia dì perdere oltre 80 milioni di euro. Agli stanziamenti bisogna però aggiungere il 3 dei fondi spesi per le infrastrutture, destinati dai 2803 ai Beni e alle attività culturali I milioni di euro incassati nel 2003 da tutti i musei rtalìani attraverso la vendita dei biglietti. Una cifra, spiegano dal ministero, che non basta a pagare nemmeno lo stipendio ai 25.000 dipendenti delle pinacoteche e dei siti archeologici della penisola I visitatori degli Uffizi, a Ferragosto, sono calati rispetto alla stessa data di un anno fa. La diminuzione è dovuta anche al calo degli stranieri a Firenze (-10). Al contrario gli scavi di Pompei hanno avuto il 33 di presenze in più ROMA È come se avesse tolto un tappo il ministro Giuliano Urbani: la sua intervista-denuncia di ieri al Corriere sui tagli nella manovra economica ha tirato giù una valanga di reazioni. A cominciare dai sovrintendenti ai Beni culturali di Roma, Napoli, Venezia: «E ministro ha ragione, siamo sul lastrico». Ma nemmeno le opposizioni riescono ad andare contro il titolare dei Beni culturali. Anzi, sono proprio le opposizioni le prime a cavalcare la sua denuncia, quel taglio del 25 dei finanziamenti per il suo ministero proposto nella Finanziaria. Del resto si scopre che è stato proprio un parlamentare della maggioranza, il leghista Giancarlo Giorgetti, a proporre questo emendamento nel Dpef," il documento di programmazione economica e finanziaria. «Sono convinto che chi ha presentato quell'emendamento non si è reso conto di quello che faceva», ha cercato di smorzare il ministro Urbani. Poi ha aggiunto: «Comunque sono convinto che rimedieremo: non credo che il Paese meriti né condivida un autogol di questo genere». Ma Urbani si prepara anche al peggio: «Se dovessero essere fatti questi tagli? Non sono disposto a essere il gestore del fallimento. Non sono l'uomo per tutte le stagioni, né mi si può chiedere di esserlo». Non esclude le sue dimissioni il ministro Urbani, al limite. Chi le invoca a gran voce è invece Vittorio Sgarbi, già sottosegretario nel suo ministero (se ne andò sbattendo la porta), Le spese per il funzionamento di musei e siti archeologici potrebbero essere tagliate di oltre un terzo, per un totale di 23,5 milioni. A rischio i contratti con le ditte di pulizia e con aziende che curano altri servizi. Gli orari d'apertura potrebbero accorciarsi ogni anno entrano nelle casse del ministero grazie ai proventi derivati dal Lotto. La grande maggioranza degli interventi finanziati dal gioco sono rivolti alla preservazione del patrimonio storico-artistico del Paese ma anche Vittorio Emiliani del Comitato per la bellezza vuoi far sentire la sua voce in proposito: «Finalmente il ministro dice qualche cosa di condivisibile. Ma se ha il coraggio si deve dimettere, deve far seguire le parole ai fatti». I sovrintendenti allargano le braccia: «Il problema è davvero drammatico, già non ce la facciamo ad andare avanti, ci mancano soltanto ulteriori forti tagli», lamenta Giorgio Rossini, sovrintendente ai Beni veneziani. Rincara la dose Nicola Spinosa, sovrintendete del polo museale di Napoli: «È assurda la politica del nostro Paese: dobbiamo considerare i Beni culturali al pari della Sanità e della Difesa. E invece qui da noi lo Stato finanzia i musei al massimo al 50 a differenza degli altri Paesi europei dove al minimo vengono finanziati al 70. lo quest'anno devo aprire una mostra su Caravaggio a Capodimonte, ma visti i soldi a disposizione forse sarò per questo costretto a chiudere il resto del museo». Se l'emendamento Giorgetti dovesse passare verrebbe tagliato il 25 del bilancio complessivo del ministero, e questo comporterebbe un 36 in meno a disposizione dei musei per le spese di funzionamento generali, ovvero proprio quelle che servono per i musei e i siti archeologici, oltre che per le biblioteche: in tutto 23,5 milioni di euro in meno, tondi tondi. E questo quando nel 2003 i musei italiani sono riusciti a incassare appena 85 milioni di euro: non bastano nemmeno per pagare i 25 .mila dipendenti. «Questi tagli annunciati sono una decisione grottesca, dagli effetti devastanti», dice con rabbia Adriano La Regina, sovrintendente ai Beni archeologici della capitale. E spiega: «Condivido in pieno la preoccupazione del ministro: è ovvio che trai primi effetti ci sarebbe la progressiva chiusura al pubblico di musei e aree archeologiche».
Tagli ai musei, la protesta dei sovrintendenti
Il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, ha denunciato i tagli previsti nella manovra economica, che potrebbero ridurre i fondi per il suo ministero di un quarto. Il taglio è di 23,5 milioni di euro, che potrebbe comportare la chiusura di musei e siti archeologici. I sovrintendenti ai Beni culturali hanno espresso preoccupazioni e critiche, affermando che il taglio è drammatico e potrebbe avere effetti devastanti. Alcuni hanno anche chiesto che il ministro Urbani si dimetta se non fa qualcosa per fermare i tagli. La situazione è considerata critica, con la possibilità che i musei e siti archeologici siano costretti a chiudere o ridurre le loro attività.
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