Ancora tagli alla cultura. A trovarsi nell'occhio del ciclone sono stavolta ben settantadue enti, tra cui la Fondazione Collodi, che, secondo lo Stato, non avrebbero fornito tutte le informazioni richieste e che proprio per questo non avrebbero più diritto ai fondi pubblici. La proposta è ancora una bozza, ma a rischiare di perdere i contributi ci sono anche altri enti. Si va dalla Fondazione Alcide De Gasperi al Museo Storico della Liberazione di Roma, dall'Istituto Domus Galileana di Pisa fino alla Fondazione Nazionale Carlo Collodi. Della questione appare piuttosto sorpreso il segretario della Fondazione, Pier Francesco Bernacchi, che ribadisce la completa trasparenza avuta sempre nei confronti dei vari ministeri che hanno sempre avuto a disposizione tutte le informazioni riguardanti la Fondazione. «Noi - spiega Bernacchi - dipendiamo direttamente dal ministero dei Beni Culturali a cui vengono regolarmente comunicati tutti i nostri atti e i nostri bilanci, che poi vengono passati alla Corte dei conti. La richiesta di informazioni è stata un'iniziativa presa dal ministro Calderoli circa due anni fa e noi non rispondemmo perché ci fu detto di non farlo dall'associazione Istituti Culturali dello Stato di cui facciamo parte». Si tratta quindi di un errore? Dalla Fondazione non sanno cosa rispondere, ma quel che è certo è che si muoveranno per far valere le loro ragioni e «ristabilire l'equità». «Hanno sempre avuto tutte le informazioni - continua Bernacchi - anche perché lavoriamo costantemente a contatto con i vari ministeri. La nostra presenza all'Expo di Shangai, tanto per fare un esempio, è avvenuta in accordo con il ministero degli Esteri». In pratica se il governo vuol fare dei tagli non può motivarli imputando alla Fondazione la mancata comunicazione delle informazioni richieste, poiché quest'ultima afferma di aver avuto sempre un comportamento trasparente. «Se, invece, il problema è la mancanza di soldi - continua Bernacchi - è un altro discorso e ci adegueremo ai tagli previsti».