A finire nella stretta sui conti pubblici anche il museo della Liberazione perché, sottolinea lesecutivo, non ha "risposto agli obblighi informativi previsti in passato". Ma è duro al riguardo il suo presidente: «In questo modo saremo costretti a chiudere per limpossibilità di far fronte a spese di gestione». Parisella spiega anche che «dal 2000 il contributo annuale dello Stato al museo è rimasto a 50 mila euro, nel frattempo le visite sono raddoppiate. E dal 2001 il ministero per i Beni culturali ci deve oltre 20 milioni di lire per alcune spese». Poi sarcastico aggiunge: «Ormai per la nostra Repubblica sembra che il più grande risparmio sia quello di ridurre il contributo al museo storico della Liberazione». Non è infatti la prima volta che rischia di chiudere: nel 2008 era stato inserito nel decreto "taglia enti", il rischio poi fu scongiurato. Contro leventuale scomparsa del museo, che durante loccupazione nazista di Roma, dall11 settembre 1943 al 4 giugno 1944, venne utilizzato come carcere dal Comando della polizia di sicurezza, si è levata anche lindignazione di Massimo Rendina, presidente regionale dellAnpi, lAssociazione nazionale dei partigiani italiani. Per lui è «un insulto alla memoria, una decisione vergognosa e inconcepibile per un governo che dice di essere democratico: quel museo è un luogo dedicato al ricordo. Oggi lo visitano giovani, studenti, persone che vengono dallestero, anche delegazioni tedesche». E sul caso si è fatta sentire anche la voce del sindaco Alemanno: «Voglio fare un appello al governo - ha detto - perché si sforzi per recuperare le risorse necessarie affinché la struttura possa continuare nella preziosa opera di conservazione della memoria».