Finiti i restauri, nel 2011 sarà visitabile ledificio che serviva da osteria-lupanare Cinquanta piccole stanze sepolte dal tempo. Erano rischiarate da lucerne, arredate con un giaciglio essenziale ma comodo. Fornite di un tombino a terra per svuotare la matella (il pitale). E sul pavimento di coccio pesto sono state trovate, insieme ai frammenti dei candelabri e di qualche piatto, decine di valve di crostacei. Ossia i resti abbandonati per terra dopo libagioni sfociate in rapporti amorosi. Probabilmente a pagamento. E dallanno prossimo - forse - finalmente inseriti, insieme con i muri in tufo e le tendine rosse che li proteggevano da sguardi indiscreti, nel percorso di visita del Foro romano. I turisti che ora, superato lArco di Tito, scendono a valle, dopo una trentina di metri si imbattono in un cancello chiuso. Oltre il quale si apre latrio con mosaici e le piccolissime terme di un edificio che, interrato sotto Nerone, per alcuni archeologi serviva ad ospitare servi e schiavi nella domus di qualche patrizio. Mentre per altri studiosi quei corridoio che portano a stanzette buie, grandi come la cabina di un vagon-lit, appartenevano a unosteria con funzioni di bordello. Caupona sive Lupanar intitolava nel 1947 Giuseppe Lugli il suo saggio che rileggeva la pianta e la funzione del ritrovamento scavato quarantanni prima da Giacomo Boni, autore dellinterpretazione in chiave domestica («è una casa repubblicana» scrisse larcheologo) ripresa, tra gli altri, da Andrea Carandini. «Gli ambienti sono troppo angusti per pensare che ospitassero schiavi al lavoro. E poi i frammenti di oggetti e di cibi ritrovati e schedati centanni fa da Boni - spiega larcheologa Maria Antonietta Tomei, responsabile dellarea per la Soprintendenza, che ha studiato quel rapporto di scavo - ci dicono chiaramente che in queste stanzette tra il clivo Palatino e la via Sacra si sostava e si mangiava. E, oltre al pane e al vino, è molto probabile che si potesse richiedere anche una puella, naturalmente a pagamento». Sui muri non sono rimasti affreschi con scene erotiche, «non appaiono nemmeno sulle lucerne» precisa la stessa Tomei. Più che un postribolo vero e proprio, insomma, una caupona: una bettola tanto grande quanto umile. Dove i viandanti potevano fermarsi e rifocillarsi. E, tra un piatto e un altro, come scrive Petronio, farsi portare una prostituta. Del resto, proprio un tirso di Dioniso, il bastone fallico del dio dellebbrezza, è raffigurato nella parete affrescata di una delle 50 stanze-alcove, riallestita con tavolaccio e tenda, come in antico. Ricoperta e protetta dalla terra dopo che nel 1912 Boni finì i suoi scavi - secondo una prassi che il soprintendente Giuseppe Proietti sta portando avanti in questi giorni con la copertura degli scavi dei magazzini severiani verso lArco di Tito e dei resti ritrovati davanti al Tempio di Romolo - losteria-bordello è ora oggetto di interventi di restauro. Soprintendenza, commissario governativo e ministero Beni culturali stanno lavorando per la riapertura alle visite, entro queste estate, della Casa delle Vestali, del tempio di Venere e Roma, dei sotterranei e del quarto livello del Colosseo. Poi toccherà alla caupona («dopo gli accordi con i sindacati però», precisa Proietti ) diventare una nuova tappa del tour reale nelle viscere dellantica Roma.