Presenta la mostra, arrivano i carabinieri VENEZIA Doveva essere la presentazione della seconda edizione di «Detournement», mostra a cielo aperto in giro per le calli di Venezia. E' finita con le proteste di un gruppo di giovani che hanno lavorato alle prima edizione senza mai essere stati pagati e l'arrivo di carabinieri in borghese. Imilitari hanno invitato in caserma l'organizzatrice della prima e della seconda edizione, Elisabeth Sarah Gluckstein (che sarebbe un nome d'arte, insieme ad un altro usato, Ada Bloomfield, perchè quello vero è Elisabetta Giust) che ieri presiedeva la conferenza stampa a palazzo Soranzo Cappello, per notificarle la sua iscrizione nel registro degli indagati per insolvenza fraudolenta. Il fascicolo è stato aperto dal pm Lucia D'Alessandro dopo l'esposto di alcune società che, come i dipendenti, non sarebbero state pagate l'anno scorso. Si parla di decine di migliaia di euro. Nessuno avrebbe notato i carabinieri, se tre ragazzi venuti apposta alla conferenza stampa, non avessero sollevato il caso, accusando pubblicamente l'organizzatrice di essere insolvente nei confronti di una nutrita schiera di lavoratori part time, che hanno collaborato alla realizzazione dell'evento tra luglio e settembre 2009. «C'erano partner delegati al pagamento e sponsor ha risposto Elisabeth Sarah Gluckstein ai ragazzi ma per una serie di fatti contingenti si è creata questa situazione». «Tra studenti e neolaureati siamo trenta persone in attesa di essere pagate racconta Andrea Benasso, uno dei giovani abbiamo provato a contattarla ma non rispondeva al telefono e le raccomandate tornavano indietro». I ragazzi da mesi si sono messi a caccia della curatrice, scoprendo che non risulterebbe alcuna attività imprenditoriale a suo nome nei registri degli istituti statali, mentre risulterebbe fondatrice dell'associazione culturale Art Architecture Factory. I ragazzi non solo da soli. Ad avanzare soldi sono anche trasportatori, grafici, addetti stampa, imprenditori come Andrea Chinello responsabile di Ca' Zanardi, uno dei luoghi scelti da Elisabetta Giust per «Detournement». «A pochi giorni dall'inizio della manifestazione è venuta da noi dicendo di essere in difficoltà e le abbiamo concesso credito racconta Chinello le sue credenziali sembravano ottime: la Biennale, la Soprintendenza e altri importanti istituti pubblici e privati patrocinavano o collaboravano con il progetto. Adesso siamo creditori di circa 10 mila euro. Avevamo come garanzia le opere degli artisti, ma venivano da noi in lacrime e le abbiamo restituite». A circa 10 mila euro ammonterebbe anche il credito della due aziende «GeG trasporti» e «La Vetrina di Venezia». «Lavoravamo fino alle 4 del mattino per accontentare le sue richieste racconta Federico Bastico, consulente per Igor Trevisan de "La vetrina di Venezia" non ci ha pagato e a mesi di distanza ci ha chiesto di fare un altro lavoro per lei». La Soprintendenza, intanto, prende le distanze. «Abbiamo valutato l'eccezionale curriculum ed eravamo all'oscuro del resto», chiarisce l'architetto Giuseppe Rallo della Soprintendenza. Sulla stessa posizione la Biennale che fa sapere di aver avuto «grosse difficoltà per la realizzazione del progetto del 2009». E all'appello mancano ancora gli artisti che hanno partecipato alla manifestazione.