Soprintendenza Beni artistici storici ed etnoantropologici della Puglia Nella Basilica di San Martino a Martina Franca tra i magnifici arredi del Tesoro, accanto alla preziosa statua argentea di San Martino, patrono della città, troneggia la sontuosa scultura d'argento di Santa Comasia. Le reliquie della martire romana furono affidate alla venerazione del Capitolo, del Clero e dei fedeli della città di Martina Franca da papa Innocenzo X, secondo una bolla del 10 settembre 1645 del Cardinale Ginetti, vicario generale del papa. Il dono del corpo della Santa fu concesso casualmente a seguito del viaggio dei Martinesi, giunti a Roma per richiedere le reliquie di un Beato locale, padre Bonaventura Gaona dell'Ordine dei Minimi, morto nel 1643. Il papa non volle privarsi del corpo di colui che intendeva «sublimare alla gloria degli altari», e destinò a Martina il corpo di una martire esumata dalle catacombe di Sant'Agnese Le reliquie, venerate nella Chiesa di San Martino dal 1646 e invocate in tempi di siccità, furono deposte nel 1746 -dopo varie collocazioninel tabernacolo ligneo in argento meccato dell'altare del transetto destro, intitolato alla Santa: tale evento trova conferma nell'iscrizione rinvenuta sulla macchina d'altare in pietra, stucco e finti marmi, a seguito dei recenti restauri. L'intenso fervore religioso intorno alla Santa Comasia determinò la committenza di una scultura lapidea sulla facciata della Collegiata di San Martino e di una scultura lignea, policroma e dorata sull'altare omonimo, ascrivibili al Seicento. Per volere dell'arciprete Lorenzo Blasi e con il contributo dei cittadini, nel 1714 fu commissionata una scultura d'argento (di cm 175 di altezza, per la quale occorsero 81 libbre di metallo, come scrive Isidoro Chirulli nel 1755) al maestro Andrea De Blasio, argentiere e console, come attestano i punzoni impressi su di essa. L'artista napoletano, artefice di questa finissima esecuzione, ritrae la Santa con il volto tornito nelle forme, in cui si ravvisa l'espressione di una pacata dolcezza. Secondo la tecnica usata fin dal Seicento, la testa e gli arti della scultura sono stati realizzati mediante getto, mentre il corpo ed il panneggio eseguiti con lamine a sbalzo, finemente cesellate. La resa scultorea conduce ai risultati conseguiti nell'arte marmorea e lignea napoletana, riportando riferimenti della cultura di Lorenzo Vaccaro e di Giacomo Colombo. Tipicamente napoletani sono i motivi a broccato del manto che ricordano i tessuti in uso nel Settecento ed emulano gli ornati delle tarsie marmoree di epoca coeva. Nella Basilica di San Martino si conservano altre creazioni di Andrea De Blasio: in primo luogo la maestosa scultura di San Martino, ma anche altre opere d'arte, in argento sbalzato e cesellato, come ad esempio croci d'altare, calici e carteglorie, databili al secondo ventennio del XVIII secolo che testimoniano il vivace legame socio-culturale con la capitale del Regno.
Comasia, santa d'argento. La statua settecentesca della protettrice di Martina Franca
La Basilica di San Martino a Martina Franca in Puglia conserva una preziosa scultura d'argento di Santa Comasia, martire romana. Le reliquie della Santa furono donate al Capitolo, al Clero e ai fedeli della città da papa Innocenzo X nel 1645. La scultura fu commissionata nel 1714 al maestro Andrea De Blasio, argentiere e console, e rappresenta la Santa con un volto dolce e pacato. La scultura è realizzata con getto per la testa e gli arti, e con lamine a sbalzo per il corpo e il panneggio. È tipicamente napoletana e emula la cultura di Lorenzo Vaccaro e di Giacomo Colombo.
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