MILANO «Fu Mauro Della Giovampaola a indicarmi il suo nome». Salvo Nastasi ha risposto così all'inevitabile domanda dei magistrati sulla nomina a direttore dei lavori di restauro degli Uffizi di Riccardo Miccichè, ingegnere dal curriculum variegato comprendente la partecipazione a una società «che ha come oggetto l'attività di parrucchiere per uomo, donna e bambino»: attribuendo la paternità della scelta a uno dei quattro componenti originari della presunta cricca. Nastasi, capo di gabinetto del ministro della Cultura Sandro Bondi è stato sentito nei giorni scorsi dai pubblici ministeri fiorentini che indagano sugli appalti per le Grandi Opere. Convocato come persona informata sui fatti, è rimasto in procura per circa tre ore. A rendere necessaria la sua audizione è stata una serie di atti istruttori circostanziati, prodotti dal Ros di Firenze, nei quali si evidenzia come Nastasi, nella gestione della pratica Uffizi abbia finito per accontentare gli uomini vicini ad Angelo Balducci, l'ex presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici arrestato lo scorso febbraio. Agli atti c'è una telefonata del 22 dicembre 2009 nella quale il capo di gabinetto comunica direttamente a Balducci le nomine dei suoi fedelissimi. «Oggi ho presentato Mauro (Della Giovampaola) sugli Uffizi; alla fine abbiamo fatto Mauro soggetto attuatore, Enrico (Bentivoglio) responsabile unico del procedimento e Riccardo Miccichè direttore dei lavori... mi sembra una buona squadra». La bontà di queste nomine però viene messa in discussione proprio dai diretti interessati. In un'altra intercettazione, Bentivoglio infatti racconta a Fabio De Santis, provveditore alle Opere Pubbliche, uomo fidato di Balducci, di aver espresso forti perplessità a Nastasi in merito alla competenza di Miccichè per il ruolo di direttore dei lavori agli Uffizi. «Ma siamo sicuri del siciliano?». I magistrati hanno fatto domande anche sul commissariamento degli Uffizi, avvenuto lo scorso 2 febbraio, quando mancavano pochi giorni agli arresti dei membri della presunta «cricca». La decisione, presa con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, aveva come conseguenza il passaggio dei lavori di restauro del polo museale sotto l'ombrello della Protezione civile. Nastasi è considerato l'uomo che ha seguito l'intera procedura. L'audizione del capo di Gabinetto del ministro della Cultura indica come le indagini sul versante fiorentino delle Grandi Opere stiano andando avanti. Imagistrati titolari delle inchieste sono impegnati anche nella preparazione del processo sulla Scuola Marescialli, che il prossimo 15 giugno vedrà il debutto in tribunale del cosiddetto «sistema gelatinoso». Ma intanto procedono, a piccoli passi, concentrandosi su Uffizi e sul contestato appalto dell'Auditorium. Nastasi, 36 anni, ex commissario del teatro Petruzzelli di Bari, del Maggio fiorentino e del San Carlo di Napoli, è considerato una figura importante anche nell'indagine sull'Auditorium, ovvero il Nuovo parco della Musica, futura sede del Maggio. Era proprio a lui a presiedere la commissione tecnica che nel 2007 scelse il progetto della consociata Sac-Igit, degli imprenditori Cerasi e Ciolfi, quest'ultimo considerato dagli investigatori un «prestanome» di Anemone. L'opera fu appaltata a poco meno di 70 milioni di euro, grazie a un ribasso del 15 e a un punteggio stratosferico assegnato al vincitore, il massimo consentito dalle tabelle. Ma le modifiche tecniche richieste nel tempo hanno fatto lievitare i costi fino a 236 milioni. La vittoria di Sac-Igit non passò inosservata. La Gia.Fi. di Valerio Carducci, seconda classificata, fece ricorso al Tar, definendo «irregolare» la gara. È lo stesso Carducci a sfogarsi con Fabio De Santis. Si sente tradito da Balducci, all'epoca capo struttura della Ferratella, «come uomo, come persona, tradito ancora una volta da un amico», al quale rimprovera di aver favorito i Cerasi, secondo lui sponsorizzati da Walter Veltroni e Francesco Rutelli. In ogni caso, Gia.Fi. si consolerà più avanti, con un appalto importante per il G8 della Maddalena. Lo scorso 15 marzo il Tar ha effettivamente accolto il ricorso, decretando l'annullamento della gara dell'Auditorium «per palesi irregolarità». I lavori non si sono fermati. Neppure le indagini.