Vienna - E'una delle collezioni private più importanti al mondo: 30 mila opere d'arte della stagione barocca: e per affrescare il palazzo dove 500 d'esse sono (di nuovo) esposte, da Roma fu perfino chiamato il gesuita Andrea Pozzo, grande mentore del trompe-l'oeil (e basti citare la finta cupola di Sant'Ignazio a Roma), che, con quattro anni di lavoro, sul soffitto del salone barocco più grande di tutta Vienna, 600 metri quadrati, sopra la falsa prospettiva lascia un cielo, con l'apoteosi degli dei in onore di Ercole morente. Qui ci sono statue del Canova, e pregevoli dipinti italiani: Piero di Cosimo, Pietro da Cortona. forse un Raffaello: un intero ciclo di Rubens (sette grandi tele: le Storie del console romano Decio Mure, ma in collezione, le sue opere sono una trentina), e nove poderosi ritratti di Anton Van Dyck; un Rembrandt certificato (Cupido con la bolla di sapone): bei dipinti di Lucas Cranach e di Guido Reni; una tra le rare sculture di Giambologna (Statuetta equestre di Ferdinando I dei Medici) dotate di firma. Il tutto, in un palazzo sorto tra il 1657 e il 1712, un tempo fornito di un giardino così ampio che soltanto il Belvedere di Eugenio di Savoia era in grado di competergli, e proprietà tanto vaste da permettere perfino la produzione di vino: come mostrano due dipinti commissionati a Bernardo Belletto, le cui vedute di Dresda sono servite a ricostruire la città, dopo le devastazioni belliche. insomma, una magnificenza. Lo indica subito, fin dall'ingresso, un'impressionante carrozza da parata dorata: quella con cui l'imperatore Giuseppe II mandò a prendere, a Parma nel 1760. la sua ormai prossima moglie, Isabella. Ma se il palazzo fu edificato, e la raccolta iniziata, dal principe Johann Adarn Andreas I del Liechtenstein. a cavallo tra Sei e Settecento, perché mai parlarne proprio ora? Non solo perché l'edificio è stato restaurato (ripuliti oltre 1.600 metri quadrati di stucchi); ma soprattutto perché la collezione è stata finalmente riportata a Vienna: dov'era stata esposta per un secolo e mezzo (prima, era in un altro palazzo, che ormai non esiste più), ma da dove era fuggita ormai ben 64 anni fa. Infatti, nel 1938, il frastuono della guerra aveva ben suggerito ai Liechtenstein di chiudere la galleria, trasportandola, per la prima volta in vari secoli con la propria residenza, nel principato che possiedono dal 1719. E a Vaduz, s'intende, era più difficile ammirarla. I primi Liechtenstein a collezionare sono Carlo I nel '600, che Rodolfo II vuole viceré in Boemia, e suo figlio Carlo Eusebio, grande appassionato di cavalli, che in Moravia fa edificare un'immensa scuderia-modello, il "castello dei cavalli", e con l'arciduca Leopoldo Guglielmo permuta dei purosangue in cambio di dipinti, anche di Rubens. L'ultimo del Casato attivo sul mercato è l'attuale principe Hans-Adam II, un acquirente di capolavori tra i più solerti. Colui che ha ripristinato il "Palazzo giardino" quasi alla periferia di Vienna, ed ha finalmente archiviato i timori bellici, cosi riportando "a casa" la collezione di famiglia, dotata d'una curiosità: non ha cartellini sotto i dipinti, bensì solo un numero, per non sporcare la bellezza delle sale; e senza un catalogo, o un'audioguida, visitarla è quasi impossibile. Per capire come i principi d'un tempo sapessero esibirsi, basta osservare la biblioteca del palazzo: 40 mila volumi, che rivaleggiavano con quelli imperiali; tutti i maggiori trattali, e preziosissime edizioni del '300 e '400; però, disposte a seconda del formato, e dei colori con cui erano rilegate, talché servirsene è improba impresa. Tuttavia, fanno ottima mostra di se stesse, e riescono a épater non importa qual visitatore, se borghese o coronato. Da qualche mese, dunque, Vienna aggiunge un altro museo, ai suoi che sono già numerosi, e meravigliosamente dotati. S'affianca a quello di Sissi, che ha purtroppo spogliato due sale della Hofburg di quanto contenevano, e, per la ridondanza delle sue ricostruzioni (abiti, gioielli), assomiglia più a uno "Swarovsky museum", che alla celebrazione dell'imperatrice tanto osannata; mentre i prestigiosi "Wienersin-gerknaben", secolare e assai appetita scuola di Corte, hanno perfino mutato la divisa da marinaretti e, tra qualche sibilo, sono apparsi in piazza vestiti in tuta ginnica e provando per la prima volta, quasi goffamente, dei passi di danza: perfino sbandieramenti degni d'una sagra paesana; e nei palchi (ma anche nella platea) del Teatro dell'Opera, che, in estate, ospita un festival jazz, ingioiellate signore viennesi si lasciano prendere dalla passione per il ballo e lo swing. Ma forse, (anche) così s'attirano i visitatori, no?
Da Canova a Rubens, i tesori di un'epoca
Il Palazzo Giardino di Vienna, proprietà dei principi del Liechtenstein, ospita una delle collezioni private più importanti al mondo, con 30.000 opere d'arte della stagione barocca. La collezione è stata restaurata e riportata a Vienna dopo essere stata esposta per un secolo e mezzo in altri luoghi. Il palazzo, costruito tra il 1657 e il 1712, ospita opere di artisti come Canova, Rubens, Rembrandt e Raffaello. La collezione è caratterizzata da una grande varietà di opere d'arte, tra cui statue, dipinti, sculture e libri.
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