Una festa tra i vicoli per celebrare il primo itinerario del risanamento del centro storico. I tunisini: "Adesso anche gli italiani tornano ad abitare qui" Il sindaco "Le ex baracche rappresentano oggi il nostro patrimonio" I residenti: "Questo è un mondo a parte qui convivono nordafricani, cinesi ucraini e siciliani" Hamed ogni mattina apre il suo ristorante di cous cous nel cuore di Mazara del Vallo. Accanto allingresso della sua attività cè unedicola votiva cristiana, a cui non fa mai mancare un fiore e un lumino acceso. Lui è musulmano di origine tunisina, ma nel centro storico della cittadina in provincia di Trapani, vive ormai da trenta anni. Quando le case si ricavavano nei ruderi abbandonati e fatiscenti. Senza luce, né acqua. Quando i primi tunisini si insediarono, cominciarono a impiegarsi nella pesca e a mettere su famiglia. «Ho costruito qui la mia vita - racconta Hamed - e ho visto cambiare questo paese continuamente. Gli stranieri hanno contribuito a dargli un volto nuovo». La storia di Hamed, infatti, è quella di centinaia di immigrati che hanno ristrutturato le case di Mazara con le proprie risorse economiche, e che oggi convivono nel centro storico, dove a poco a poco, cominciano a tornare anche i mazaresi che lo avevano abbandonato per vivere altrove. Così se adesso il Comune ha lanciato il recupero del centro, ripristinando lilluminazione pubblica e la rete fognaria, e facendo arrivare negli appartamenti lacqua corrente, il merito è anche degli immigrati. Che hanno considerato Mazara del Vallo come la loro casa. Come la terra che li aveva accolti e che per questo dovevano valorizzare. Il progetto è ancora in corso, ma un primo itinerario per i vicoli di quella che sembra una vera e propria casbah, è stato appena inaugurato con una grande festa che ha coinvolto tutto il territorio. Si parte dal cortile dellInferno per arrivare a piazza Plebiscito. Attraversando stradine, adornate con ceramiche realizzate dagli artisti locali, dove si parlano decine di lingue. «La nostra - dice Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo - è una città multietnica in cui cerchiamo di superare i concetti di tolleranza e di integrazione. Per parlare, invece, di uno scambio fertile fra culture diverse. Gli immigrati hanno salvato il settore della pesca e quindi la nostra economia. E anche il nostro centro storico che si sta rivalutando dal punto di vista del valore delle case. Gli stranieri si sono rifugiati in quelle che erano baracche e che oggi rappresentano il nostro patrimonio artistico e culturale da tutelare. Questo avrà dei risvolti importanti anche dal punto di vista turistico». In piazza Madhia, per esempio, che porta questo nome in onore della cittadina tunisina gemellata con Mazara del Vallo, convivono sette nazionalità diverse. Jamila vive a pochi passi dalla piazza dal 1988, ha quattro figli e suo marito fa parte dellequipaggio di un peschereccio. I suoi vicini di casa sono cinesi e ucraini. Di fronte alla sua abitazione cè anche una famiglia mazarese. «Sono molto legata a queste strade - dice la donna tunisina - ogni mattina, dal momento che faccio la casalinga per badare ai miei bambini, prendo scopa e paletta e comincio a pulire il vicolo. Non lo considero qualcosa che non mi appartiene. Per me è lingresso della mia abitazione. Vivere a Mazara nel corso degli anni mi ha davvero sorpreso. È come un mondo a parte, in cui nonostante le difficoltà, prevale la convivenza civile fra tradizioni e culture diverse. Ci sentiamo realizzati. Mio marito lavora e possiamo crescere bene i nostri figli». Anche Annah che di bambini ne ha cinque, vive nel centro storico da molti anni. «Mi sembra ieri che ci siamo trasferiti qui - dice la donna del Marocco - e invece il tempo è volato. Ci conosciamo tutti e a parte qualche piccola incomprensione stiamo bene insieme. Sono gli altri che ci considerano stranieri, noi ci sentiamo del luogo. Non abbiamo unaltra altra casa. Siamo davvero felici che il sindaco abbia deciso di investire nel cuore della città. E qui che si possono ritrovare le radici multietniche che la caratterizzano». Spesso si cucina per la strada e si condivide il cibo. Cè chi fa il cous cous, chi i dolci, chi porta qualcosa da bere. E non è raro che soprattutto i più giovani, diano vita a una movida con danze e canti delle diverse etnie. «Quella di Mazara del Vallo - dice Khaled Fuad Allam, esperto del sindaco per le politiche dellimmigrazione - è una sorta di urbanistica partecipata che porta le comunità a una responsabilizzazione importante che può trasformarsi in un veicolo per una civile convivenza nel rispetto delle regole e delle diversità».